« Aprile 2006 | Stilosissimo

16.06.06

Il viaggio

La fanciulla con la minigonna salì sul treno sotto lo sguardo compiaciuto e competente del capostazione. Un lungo fischio ed il regionale lasciò il paesino.

In quel periodo i pendolari erano quasi in tutti in ferie. File interminabili di posti vuoti si susseguivano angoscianti. Faceva caldo. I finestrini erano abbassati e l'aria faceva sbattere con violenza le tendine sgualcite. La biondina vide finalmente un essere umano: un bell'uomo, in cravatta e camiciola, intento a battere frenetico i tasti del suo portatile. Non ebbe il coraggio di sedersi sul gruppo di sedili a fianco e si fermo quindi una fila prima, sul lato opposto, così da poterlo vedere ed essere vista. L'uomo non sembrava essersi accorto della sua presenza. Lei cercò inutilmente di incrociarne lo sguardo. Poi, con rassegnazione, si abbandonò annoiata alla vista del panorama. Per stare più comoda si tolse i sandali ed allungò le belle gambe nude sul sedile di fronte. Solo dopo un po', con la coda dell'occhio, si accorse di essere stata notata; in particolare erano state notate le sue cosce. Occhiate cariche di desiderio si susseguivano sempre più frequenti e sempre meno fugaci. Lusingata, la biondina cercò nuovamente gli occhi dell'uomo. Questa volta li trovò: erano belli e penetranti; fin troppo. Ne sostenne per alcuni secondi lo sguardo. Poteva ritenersi soddisfatta: la leggera eccitazione di quel gioco stava ravvivando un pomeriggio che rischiava altrimenti di essere mortalmente noioso. Fingendo di distrarsi nel guardare fuori, la biondina sollevò piegandola una gamba in modo da esporsi ancora di più a quello sguardo. Lo sentiva ormai fisso su di se e sulle sue mutandine, sconfitto, umiliato, implorante. La sensazione di incredibile potere che di giorno in giorno scopriva di avere sui maschi era per lei fonte di grande eccitazione, quasi di ebbrezza; non riusciva più a farne a meno. Fissò nuovamente l'uomo negli occhi sfidandolo. Tronfia e vittoriosa lo vide deglutire ed abbassare lo sguardo impacciato. Improvvisamente l'uomo appoggiò il portatile sul sedile di fronte, si alzò e venne verso di lei. Il cuore della biondina prese a batterle all'impazzata: non aveva previsto quella variante del gioco.

L'uomo si sedette sul sedile di fianco e le appoggiò una mano sul femore. Poi, respirando forte, si avvicinò a lei col viso. La sua mano prese a risalire piano ma decisa lungo la coscia. La biondina, paralizzata dalla sorpresa, non riuscì più a muoversi ed a parlare; abbozzò solo un sorriso spaventato. L'uomo raggiunse il suo sesso e cominciò ad accarezzarlo con le dita da sopra gli slip. Contemporaneamente le tappò la bocca con la sua, giusto un attimo prima che lei trovasse il coraggio e la forza di chiedergli cosa diavolo stesse facendo. Aiutandosi con l'altra mano, le abbasso il mento così da poterle frugarle comodamente in bocca con la lingua. La biondina dovette arrendersi all'evidenza di essere molto eccitata, anche se non voleva certo concedersi a lui in quel modo. Provò quindi ad allontanarlo spingendo con le mani sul suo petto ma non riuscì a divincolarsi dalle sue labbra. L'uomo le afferrò le mutande per l'elastico e le abbassò solo quel tanto da lasciarle il pube scoperto. La biondina lo vide poi armeggiare con la cerniera dei pantaloni e sfoderare un cazzo perfettamente eretto. Fu assalita da un panico paralizzante. L'uomo, dopo averle infilato una mano sotto il ginocchio, le sollevò una gamba piegandola contemporaneamente verso l'alto e verso il finestrino; in questo modo la fece voltare tutta leggermente sul fianco. La biondina si sentì improvvisamente aperta ed esposta. L'uomo le appoggiò rapido il cazzo e spingendo con forza sprofondò in lei facendole male; quindi cominciò a pomparla, ansimando, grugnendo, insultandola oscenamente. Fu molto rapido: si fermò presto, irrigidito dall'orgasmo. La biondina lo sentì venire dentro di lei. L'uomo uscì senza delicatezza, respirando affannosamente e bofonchiando qualcosa di incomprensibile. Poi ripose il pene sporco nelle mutande e con gesto plateale si tirò su la cerniera. Soddisfatto, si lasciò sfuggire un sorriso cattivo.

Infine tornò al suo posto e, dopo aver recuperato il portatile, riprese a battere sui tasti. Solo allora la biondina si riebbe dal suo stato di smarrimento e, compreso chiaramente quello che era successo, scoppiò in lacrime. Squassata dai singhiozzi, si raggomitolò sul sedile abbracciandosi le gambe piegate e pianse, con la testa nascosta fra le ginocchia. Non pensò neppure a ricomporsi tirandosi su le mutande: un rivolo di sperma le uscì lentamente dalla vagina formando una scandalosa pozzetta sul sedile. L'uomo, visibilmente infastidito da quei lamenti, si alzò sbuffando, raccolse la borsa e, tenendo il portatile con una mano, senza neppure spegnerlo e richiuderlo, si allontanò alla ricerca di un posto più tranquillo nella carrozza successiva. Improvvisamente, guardandomi nello specchio dell'entrata, prima di uscire, mentre mi davo l'ultima sistemata ai capelli, mi resi conto di essere bellissimo. A dire il vero ne covavo il sospetto già da qualche mese. Anzi, ripensandoci, fin dal momento in cui ero atterrato all'aeroporto, di ritorno dal Venezuela. Il sorriso forzato della ragazza conosciuta in aereo, il suo eccessivo entusiasmo nel salutarmi e la sua insistenza nel volermi lasciare il numero di telefono, mi avevano insospettito già allora. Per realizzarlo però mi era occorso del tempo, per il semplice motivo che non ci ero abituato: prima infatti, se non proprio brutto, ero sicuramente quel che si definisce uno sfigato. Così mi sentivo prima di trasferirmi per lavoro a Caracas.

Non so cosa mi accadde esattamente nei nove anni passati in Sud America. Certamente avevo subito una trasformazione, anche se esteriormente continuavo a vedermi uguale. Certo, ero più abbronzato ed il mio fisico era diventato più asciutto e muscoloso grazie all'attività sportiva a cui mi dedicavo nell'abbondante tempo libero. Ma il cambiamento non poteva limitarsi a quello: c'era qualcos'altro, una sorta di energia interiore che il mio corpo emanava e che ora mi faceva apparire, a me come agli altri, semplicemente ed indiscutibilmente bello.Di sospetto mi veniva in mente soltanto che una volta avevo fatto visita ad Abuela Maria, un'anziana fattucchiera di colore, che si diceva fosse capace di esaudire i desideri più folli, e solo quelli, per pochi bolivar. C'ero stato, per scherzo, con amici del posto. Le avevo chiesto di diventare bellissimo. Ma non potevo comunque credere seriamente a certe cose. Adesso però, davanti allo specchio, rimanevo incantato a guardarmi. Quegli stessi lineamenti che in passato avevo odiato e che erano stati motivo di angoscianti e dolorosi complessi, ora mi apparivano perfetti e particolari al contempo, come quelli di un divo del cinema. Mi toccai il naso, la bocca, gli zigomi incredulo: "Sono io?! Sono proprio io?! E' mio questo viso? Come mai non mi ero mai visto prima così?!"
Mi allontanai un po' dallo specchio e rimirai per intero la mia figura: "Ma quanto sono figo?!" pensai entusiasta. Certo, da qualche tempo curavo un po' di più il mio vestiario: ma tutto il mio fisico, ora, urlava bellezza e gli abiti mi cadevano a pennello come meglio non avrebbero potuto fare sul più pagato dei modelli. Ero euforico. Uscii di casa gongolante. Entrai nel vecchio bar birreria vicino alla chiesa per fare colazione. La cassiera mi sorrise subito in un modo che rivelava sfacciatamente la sua disponibilità. Strano: si trattava della stessa donna che, anni prima, prendeva i soldi dalla mia mano senza neanche alzare lo sguardo, masticando perennemente annoiata la sua gomma. Adesso era tutto un luccicare di denti ed iridi ed uno sbattere di ciglia. Puttana! Ed ennesima conferma del cambiamento avvenuto in me.

Postato da Stilo il 11:49 | Commenti (0)