Stilosissimo | Aprile 2005 »

30.03.05

Il Parco

Sarà che stasera indosso una gonna, a maglie più larghe perché s’intraveda, l’infinito bisogno d’essere certa, che una femmina è femmina quando percepisce nel ventre, la consistenza e i contorni del mondo che entra, nell’unico senso adatto a sentire, l’anima dentro d’ogni essere e cosa.

Sarà che cammino in faccia al tramonto, d’una Roma assopita distratta e deserta, sul parapetto mi mostro ed allargo le gambe, per accogliere il mondo e goderne bellezza, per sentire il contorno dell’ombra dei pini, e dare una forma al cielo che rosso, mi modella le pieghe del sesso che offro, in un rapporto di carne senza uomo né donna. Perché non sono gli occhi che danno misura, né il naso l’odore d’essenza, né le mani il concetto di forza, come quando bambina assaggiavo ogni cosa, sentivo le forme attraverso la bocca, di qualsiasi oggetto non bastavano gli occhi, ma il palato la lingua per limitarne i contorni, come ora da grande non serve la vista, per dare il profilo ad un uomo che incontro, quando sola per strada mi lascio rapire, per sentirlo più dentro quando chiudo le labbra, per sentirne il vigore l’oggetto la forma. M’allargo e mi chiudo per non perdere nulla, ogni dettaglio che dà conoscenza, la convinzione che sono parte del mondo, che m’entra e riempie questo ventre scomposto, come bocche di pesce che restano ferme, in attesa di un branco che viene al contrario, si saziano e sfamano la voglia infinita, d’ingoiare ogni forma della stessa natura, di acqua di mare di carne, per espellere scarti e trattenere il bisogno, nel ciclo perenne che arricchisce la vita. Chissà che direbbe chiunque passasse, che ha visto una donna farsi scopare, da questo imbrunire che a strati colora, le cupole e i tetti d’una Roma che amo, che sento e mi fotte in mezzo alle cosce, in un andirivieni di sensazioni che a pelle, mi stipano il ventre e mi trapassano il cuore, come se non avessi più fondo e l’anima tutta fosse fatta di vuoto. Sono gatti ed antenne, sono vicoli e piazze, che a forma di sesso mi stipano il collo, sono chiome di pini, cupole e croci, che s’accalcano maschi e mi danno misura, di quanto i miei occhi si fermerebbero prima, senza avvertire che c’è un cuore che batte, in ogni cosa che vedo, in ogni maschio che fotte. A volte mi chiedo quanto siano poveri gli uomini, che amano una donna dall’odore e dal tatto, senza poterla sentire di dentro, comprenderla tutta e bagnarla d’umore, in un orgasmo perenne che dura una vita, come un grembo di donna recipiente e materno.

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Ecco ci sono, mi sento madre del mondo, partorisco ogni cosa che m’entra e trattengo, mentre gli uomini tutti che mezzo che hanno, per sentire l’amore sentirselo dentro? Gli rimangono i sensi per nutrire la brama, la voglia infinita di farsi una donna, e farsela tutta col sesso e la bocca, e farsela in piedi o carponi sul letto, giudicando la forma l’obbedienza del culo, dal dietro che offre mentre davanti si trucca, come se s’abbellisse per il proprio bisogno, la faccia i capelli mentre si guarda, e lasciasse a quell’uomo la parte più sporca. Tra poco riprendo la via di casa, sazia respiro e gonfio il mio seno, contenta davvero che anche stasera, ho goduto al tramonto su un parapetto di Roma, spargendo le tracce del mio orgasmo infinito, sulla terra che nutro e feconda l’istinto, come polline e ceneri trasportate dal vento, che si posano sopra i tetti di case, d’altre femmine ora accovacciate nei letti, aperte alla brama di un uomo di carne, mentre chiedono amore e lo reclamano invano. Se solo sapessero cosa si prova, sentirsi l’anima in mezzo le gambe, e spalancarla al bisogno dell’immenso che preme, dello spazio e del tempo che si fanno misura. Oddio che darei per questo mondo che sento! Ogni volta a quest’ora mi strappa l’istinto, di dipingermi il viso gli occhi le labbra, con i colori rossastri di questo tramonto. Ringrazio il cielo di portare una gonna, sentire la brezza a contatto di pelle, che sale dal fiume che viene da Ostia, e leggera m’asciuga la voglia che imperla, le pieghe a conchiglia che non copro di nulla. Perché una femmina è femmina se si lascia scopare, da tutto l’intorno che le preme nel mezzo, perché il mondo è fatto di cose, di eventi e persone, divise nei ruoli di femmine e maschi, ma non è il sesso che decide la parte. Come farebbe allora il vento ad essere maschio? Come farebbe il fiume ad entrarmi nel ventre? E i tetti le case le cupole gialle, i gatti le croci le chiome dei pini?

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Eva Desnuda
Censurato in Texas un murales che rappresenta Eva mentre coglie la mela. Lo sceriffo ha ordinato che l'opera d'arte venga rimossa perché oltraggiosa. Nel paesino di Pilot Point, nel nord del Texas, si è aperta una querelle riguardo un affresco che rappresenta Eva, ovviamente nuda, nel momento di cogliere la fatidica mela. Il murale è la decorazione scelta da Wes Miller per l'ingresso della sua galleria d’arte. L'opera, secondo la pittrice Justine Wollaston, vorrebbe rappresentare il momento drammatico della prima scelta morale, quando la donna trasgredisce il comandamento divino e sceglie il frutto del peccato. Non è dello stesso parere lo sceriffo James Edland che ha consegnato al gallerista l'ingiunzione di rimuovere Eva dal muro, perché la sua nudità sarebbe oltraggiosa e dannosa per i minori. "Io non ci trovo niente di male e nessun passante è entrato nella mia galleria per lamentarsi", ha dichiarato Wes Miller al Denton Record-Chronicle. Secondo lo sceriffo, invece, diverse persone hanno protestato presso il suo ufficio. "Per adesso non c’è nessun procedimento contro la galleria, deve solo togliere quella donna nuda. Ha un mese di tempo per farlo", ha spiegato lo sceriffo. Anche un consigliere comunale donna, si sarebbe schierata con lo sceriffo. Jay Melugin, ha dichiarato che non le piacerebbe che i suoi figli vedessero Eva nuda. "Sicuramente farò qualche cosa sia per evitare sanzioni, anche per protesta contro quello che penso sia un abuso", ha invece dichiarato il gallerista. Vorrei avere gli occhi di un uomo per guardarmi più bella. Vorrei sentirmeli addosso appiccicosi ed impazienti che indugiano sfacciati lungo i bordi che fanno ombra ed enigma, come questa notte che cala lentamente sopra questa città che non conosco, sopra questo parco tranquillo che circonda l’edificio. Ma lo specchio appeso alla parete che m’incornicia dai tacchi ai capelli non può darmi le stesse attenzioni, mi riflette come mi guardo, mi giudica come mi giudico. Ed io invece avrei bisogno di sentirmi scheggia impazzita in un campo magnetico, preda di volpe in una foresta scozzese. Ed invece sono qui e m’agghindo e modifico l’immagine dentro il vetro per non assomigliarmi, per essere diversa da quella che sono, come se non fossi la stessa che miro e m’ammira.

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Il Paradiso Perduto
Sono nudi e lei è visibilmente incinta. Sono Adamo ed Eva, raffigurati sulle vetrate di una chiesa per celebrare l'anniversario della fondazione . In occasione del 150esimo anniversario della chiesa di St Mungo's RC, a Glasgow in Scozia, un artista è stato incaricato di rappresentare, sulle vetrate colorate delle finestre, Adamo ed Eva nudi, senza le foglie di fico e di mettere in evidenza la dolce attesa della nostra progenitrice. Il parroco della chiesa, padre Paul Francis, nega la velata nota provocatoria contenuta nel progetto, e afferma che la comunità apprezzerà molto il risultato finale. Padre Francis, in un'intervista all'Evening Time, ha dichiarato: "Questo è un progetto molto importante che ha un significato profondo sia per la parrocchia che per i fedeli. Non credo che sia vantaggioso per nessuno insinuare che sia provocatorio. Adamo ed Eva erano nudi davanti a Dio, come lo siamo tutti noi al momento della nascita. La scena rappresenta il momento immediatamente precedente a quello in cui indosseranno le foglie di fico"."Il momento preciso della Caduta, del Peccato, quando Eva ha appena mangiato la mela, si rendono conto di essere nudi e, pieni di vergogna,  si coprono". "Le finestre mostrano un momento drammatico nella storia del genere umano". Con l'aiuto dell'Historic Scotland, la chiesa ha anche stanziato circa due milioni di euro per lavori di restauro. Le finestre fanno parte di un progetto che costerà circa duemila euro. Sono pronta, ma non so dove andare, non so quale cameriere o tassista stasera, si giocherà dignità e rispetto per sollevarmi la gonna, per guardarmi dove madre e natura si sono attardate per scolpirmi più bella. E si sazieranno fino a ringraziare il destino benevolo che, senza nessuna fatica, gli ha offerto questa donna incontrata finora solo nei sogni, questa donna su un piatto d’argento contornata da sete e fiocchetti. In equilibrio precario sui tacchi impossibili scendo le scale e mi ritrovo nell’hall che non mi sembra un albergo. Le luci al neon mi appiattiscono il seno, m’attenuano i trucchi sfumati per ore nel bagno.

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Sentii pian piano che la punta del suo fallo sfiorava le labbra della mia calda vulva, lo faceva apposta, non voleva penetrarmi ancora e infatti dopo poco scese con la sua bocca sul mio ventre, baciò il mio ventre e i suoi baci ora non erano più violenti ma presero ad essere dolci e caldi, le sue labbra umide scivolavano intorno al mio ombelico e pian piano scendeva sempre piu giù, si soffermò a lungo intorno alle mie cosce dopodichè cominciò a passare la sua morbida lingua intorno alle labbra calde del mio sesso in fremente attesa di essere appagato dal desiderio.. continuò con la sua lingua intorno al mio clitoride e poi ancora baci forti su ciò che per un attimo avevo pensato non lo eccitasse e non gli bastasse più.. ma l'eccitazione ora era talmente forte da non poter pensare altro che a lui e a quanto lo potessi amare. Si accorse che quello era il momento giusto, così risalì in fretta il mio corpo e prese a penetrarmi con dei colpi a tratti forti e decisi e a tratti molto lenti, si eresse dinanzi a me e prese le mie caviglie fra le mani, si portò i miei piedi alla bocca e prese a succhiarli con una passionalità infinita.. smise senza lasciare le mie caviglie e ricominciò a penetrarmi sempre più forte. Sentii che non mi era rimasto ancora molto tempo, ma lui continuava ad un ritmo che toglieva il respiro. Fu l'orgasmo più bello e lungo che potessi immaginare e mentre esalavo gli ultimi gemiti di piacere lo vidi stendersi dolcemente su di me e sentii il mio ventre diventare caldo e riempirsi del suo seme. Ci addormentammo nudi da lì a poco in un caldo e tenero abbraccio fino al mattino seguente. Non parlammo mai più di quello che io avevo scoperto su di lui e nemmeno di quell'intensa e stupenda notte d'amore passata insieme. Nel silenzio dei suoi gesti di quella notte c'era una spiegazione che valeva molto più di mille domande che avrei potuto fargli e di mille risposte che avrebbe potuto darmi. Capii che il nostro amore e la nostra intesa amorosa andavano oltre quelle due righe fredde e anonime che oramai non avevano più senso nè valore sia per me che per lui. Ci accordammo per la mattina successiva. Quella notte fu lunghissima; dormii male, non potevo fare a meno di pensare al momento in cui saremmo rimasti da soli in casa sua. Ma conclusi che non dovevo farmi illusioni, dopotutto quella situazione poteva tranquillamente risolversi con un favore di buon vicinato. La mattina successiva mi presentai con la dovuta attrezzatura, mi accolse con un sorriso solare e mi chiese se prendevo un caffè; mi girò le spalle per prepararlo, e i miei occhi percorsero la sua figura lentamente, soffermandosi su ogni elemento che rendeva quella donna irresistibile. Bevvi il caffè e mi misi all'opera, quel lavoretto per me era un gioco e ci impiegai ben poco. La tenda, accuratamente stirata, era distesa sul divano; le offrii il mio aiuto per montarla e lo accettò, ringraziandomi con uno dei suoi splendidi sorrisi.Una pulitina veloce e fummo pronti a concludere l'opera.

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Postato da Stilo il 16:37 | Commenti (0)

12.03.05

Primo Incontro

Sabato pomeriggio mi reco all’indirizzo. Un palazzone signorile. Suono al campanello “Sono Genny”, “Sali all’ultimo piano”. Mi riceve una coppia di bell'aspetto di mezz’età con lei molto piacente ed intrigante e lui robusto, alto dieci centimetri più di me. xGo

Desideroso della mia prima esperienza da sub, era molto tempo che leggevo tra gli annunci S/M. Torture, dolore, sesso avevano inibito il mio desiderio di contattare un master finché un giorno trovai un annuncio diverso: “Coppia dom cerca sub servizievole e ubbidiente. Lasciare telefono”. Rimasi colpito dalla semplicità della richiesta e scrissi il mio primo messaggio di posta elettronica. Venerdì, quattro giorni dopo, non avevo nessun nuovo messaggio nella mia mailbox, ma finalmente squilla il telefono. “Pronto sei Genny?” mi chiede una gentile voce femminile, “Sì…sono io”, “Hai risposto al mio annuncio. Sei libero domani pomeriggio?”, pensai velocemente ai miei impegni e risposi “Sì, certamente”. E seguirono le istruzioni sul luogo dell’incontro. "Io sono Antonella e lui è Marco. Pensavamo ad una donna invece di un uomo perché abbiamo bisogno di una cameriera capace di fare i classici lavori femminili, però siamo molto, molto esigenti e non ci possiamo accontentare della solita professionista". “Io non ho mai avuto esperienze come sub ma posso esaudire i vostri desideri, so cavarmela nei lavori domestici anche se non mi intendo di cucina”. Lui controbatte “cucina a parte non negherai che per certi lavori le donne abbiano più capacità…”, “Io vivo da solo e sono abituato a pulire, stirare e cucire, basta mettermi alla prova!”. L’entusiasmo del momento non mi nasconde una certa perplessità. Non vorranno solo avere un uomo di fatica senza spese? Lui appare divertito dalla situazione mentre lei è più interessata a definire l’accordo: “Forse hai dei dubbi?”, “Non proprio, ma non capisco…” lei interrompe “non capisci cosa c’entra il sadomaso con le nostre esigenze?”. Annuisco. “Vedi Genny, noi amiamo essere circondati da persone rispettose delle buone regole e consapevoli di un ruolo di inferiorità nei nostri confronti. In particolare non amo essere contraddetta e desidero una persona assolutamente servizievole, ubbidiente e remissiva. La persona che cerchiamo non dovrà mai dubitare di un nostro ordine”. “Capisco”. “E capirai che queste non sono doti che possiamo trovare in una persona che accetta questo incarico per guadagno. Ti è chiaro?”, “Sì”. "Bene. Dovrai sempre rivolgerti a noi dandoci del lei e non usare mai i nostri nomi. Solo Padrona e Padrone. E soprattutto non vogliamo ripensamenti quindi per il periodo di prova che va da ora fino alle 12 di domani ci garantiremo affinché tu non cambi idea troppo facilmente". Non pensavo di poter trovare di meglio e dico "Sono pronto ad accettare subito, ditemi cosa devo fare". "Prima di tutto in casa nostra la servitù indossa una divisa. Il tuo abbigliamento da lavoro, tempo libero e riposo dovrà essere scelto da noi"; "Anche nel tempo libero?"; "Certamente, non ti voglio vedere con quegli stracci addosso, io stessa stabilirò il tuo abbigliamento giusto per ogni occasione" rispondo cercando di nascondere una evidente offesa al mio modo di vestire "Non ho particolari necessità nel vestirmi e posso adattarmi a qualunque cosa voi desideriate". Un attimo di silenzio, i due si guardano negli occhi poi lei aggiunge: "Mio marito ti accompagnerà nella tua camera, dove potrai spogliarti e indossare gli abiti da lavoro.

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Poi ti farò conoscere i tuoi doveri. Annuisco e il marito si alza dal divano e mi fa cenno di seguirlo. Procedo per un corridoio su cui si affacciano alcune porte e ne apre una. E' una piccola cameretta arredata con evidente gusto femminile, oserei dire quasi infantile. Entro dentro e lui rimane fermo a guardarmi. Un attimo di imbarazzo perché non so cosa fare. Esordisce "Sarà il caso di spogliarti come ti ha chiesto la padrona. Non ti imbarazza che ci sia io?"; "No assolutamente" e comincio a spogliarmi. "Togliti tutto, la signora non gradisce vedere a giro altri vestiti oltre a quelli che ti forniremo noi. Aspetto che tu me li consegni". Rimango perplesso ma decido di ubbidire e rimango con mutande e T-shirt. "Anche la biancheria intima per favore!", "Perché?", "Non ti prendiamo perché tu faccia domande. A noi serve una persona ubbidiente, se la cosa non fa per te, allora lasciamo perdere". Non voglio vederti a giro per la casa senza un compito quindi quando hai terminato con le pulizie, finirai di fare i tuoi doveri in cucina altrimenti te ne tornerai in camera tua in attesa di un nostro ordine". Un momento di silenzio "Hai compreso tutto? Non ho piacere di ripetermi e non accetto ribellioni. In questa casa ricorriamo a punizioni severe per chi non segue le regole, quindi vedi di adeguarti velocemente". Rispondo "Sì, padrona, credo di aver capito...", "No 'credo', devi aver capito e basta. Sabato pomeriggio mi reco all’indirizzo. E' una richiesta alquanto strana ma se vogliono fornirmi loro tutto il vestiario forse sarà il caso di accettare. Faccio finta di non aver capito e mi siedo nuovamente. Con qualche difficoltà, tenendo il vestito sollevato, mi allaccio il reggicalze e attacco le bretelline alle calze. Mi tolgo l'intimo depositandolo sugli altri vestiti e rimango nudo. "La divisa è nell'armadio, quando torno con mia moglie gradiremo vederti già pronto" e si allontana con i miei vestiti in mano. Apre l'armadio e guarda tra i vestiti. La persona che cerchiamo non dovrà mai dubitare di un nostro ordine”. “Capisco”. “E capirai che queste non sono doti che possiamo trovare in una persona che accetta questo incarico per guadagno. Ti è chiaro?”, “Sì”. "Bene. Dovrai sempre rivolgerti a noi dandoci del lei e non usare mai i nostri nomi. Non era stata un'idea brillante andare a trovare Frida a Brownshweig d'inverno. Fulvio si era immaginato che in Germania facesse freddo, ma non così freddo. E non perdeva occasione per farglielo notare. Frida sapeva bene l'italiano. Riguardo al rapporto tra Fulvio e il tedesco, era praticamente inesistente. Si erano conosciuti l'anno prima al Politecnico. Solo Padrona e Padrone.

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Chiude la porta e rimango solo. Mi avvicino all'armadio. E' abbastanza pieno di vestiti ma non riesco a trovare nulla di adatto. Guardando meglio non riesco a trovare un paio di pantaloni, solo gonne e vestiti femminili. Apro un primo cassetto e trovo la biancheria intima. Solo calze, mutandine, reggiseni e altro. Un altro cassetto e trovo sottovesti, camice da notte e vestaglie. Solo ora mi accorgo di essere nudo. Apro subito la porta senza sporgermi troppo e scorgo Marco nelle vicinanze. "Per favore Marco puoi venire un momento?". Si avvicina e "Ancora nudo? Poi ricordati che non voglio che tu mi dia del tu. Sono solo il tuo Padrone, chiaro?", "MI scusi padrone, non volevo disturbarla ma ho un problema", "Quale?", "Non trovo i vestiti", "Come sarebbe, c’è un armadio pieno?", "nell'armadio non c'è nulla di adatto e non mi sembra ci siano altri posti dove guardare". Entra dentro "fammi vedere". Apre l'armadio e guarda tra i vestiti. "Devo darti ragione non c'è la tua divisa, dovremo cercarla". Aggiunge "Mettiti qualcosa di questi e poi indosserai la tua divisa dopo che avrai visitato la casa", "Ma come? sono solo vestiti da donna. Non potrei rimettermi i miei?", "Ti ho già detto che non voglio discussioni, desidero non essere contraddetto e mi auguro che tu non insista, altrimenti perdo la pazienza e volano le mani. I tuoi vestiti non sono utilizzabili durante il periodo di prova" e nel frattempo prende una gonna scozzese e una camicetta bianca. Sorridendo molto ironicamente "Non ti vergognerai? anche gli scozzesi portano il kilt". Prendo la gonna in mano e rimango perplesso mentre lui aggiunge "Vuoi restare nudo sotto la gonnella? Vuoi raffreddarti?" Apre il cassetto dell'intimo e prende un paio di calze bianche e un body bianco in pizzo. "Questi dovrebbero starti bene". Sono imbarazzato ma evito di fare altre domande. Il body mi sta preciso ed ha le coppe rinforzate, mentre le calze mi arrivano al ginocchio. Marco continua a guardarmi quasi per farmi sentire ancora più imbarazzato e con il dito mi indica di proseguire rapidamente con gli altri vestiti. Prendo la camicetta. Ha i bottoni in posizione inusuale e il colletto ampio e ricamato con fiorellini e pizzi. Sotto le coppe rinforzate del body creano una sporgenza come fossero dei piccoli seni. Apro la gonna e dopo averla messa intorno alla vita l'abbottono. Marco mi indica vicino all'armadio un paio di ciabattine bianche. Le calzo poi si avvicina per sistemare la gonna all'altezza giusta e ridendo mi da una pacca sul sedere e aggiunge "A posto, sembri una scolaretta, ti mancano solo le treccine! Ora usciamo fuori che ti faccio vedere la casa poi torniamo dalla Padrona". Usciamo dalla stanza e torniamo nel corridoio. Mi guardo intorno, sono visibilmente imbarazzato in quelle vesti e non vorrei farmi vedere così dalla signora. "Avanti esci fuori e seguimi!".

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Mi mostra la stanza degli ospiti, un bagno e la camera da letto padronale. L'arredamento è classico, forse l'illuminazione un po' bassa, d'atmosfera, ma non rimango colpito da niente in particolare. Sono troppo preso dal mio nuovo abbigliamento e quella strana sensazione di sentirmi il body tirare lungo il corpo e la gonna finire tra le gambe. Torniamo in sala dove Antonella aspettava sul divano. "Finalmente siete tornati... perché quel vestito invece della divisa?". Vergognosamente vorrei giustificarmi ma Marco mi precede "Non era nell'armadio". "No? Forse è rimasta qui in sala. La cercheremo dopo, ora vieni a vedere la cucina. Seguimi!". Si alza e le vado dietro goffamente. Entriamo in cucina e aggiunge "Questa sarà la tua principale stanza di lavoro. Hai detto che non sai cucinare? Non importa, lasciamo perdere. In genere cucino io, ma tu dovrai aiutarmi e dovrai servire a tavola." annuisco "Poi dovrai svolgere qui i tuoi lavoretti, come stirare, rammendare e pulire le stoviglie. A mano perché altrimenti non si giustificherebbe la tua presenza a tempo pieno. Non amo i rumori in casa e non troverai elettrodomestici ad aiutarti. Solo strumenti di lavoro tradizionali. Non voglio vederti a giro per la casa senza un compito quindi quando hai terminato con le pulizie, finirai di fare i tuoi doveri in cucina altrimenti te ne tornerai in camera tua in attesa di un nostro ordine". Un momento di silenzio "Hai compreso tutto? Non ho piacere di ripetermi e non accetto ribellioni. In questa casa ricorriamo a punizioni severe per chi non segue le regole, quindi vedi di adeguarti velocemente". Rispondo "Sì, padrona, credo di aver capito...", "No 'credo', devi aver capito e basta. Ora torniamo in sala e vediamo se riusciamo a trovare questa divisa". La seguo con un leggero tremolio di imbarazzo. Mentre usciamo dalla cucina la padrona si rivolge a suo marito "Hai trovato la divisa?", "Sì, era stata riposta nel cassetto. Mi sembra ci sia tutto". Lei si rivolge a me "Allora spogliati, non vorrai tenerti questi vestiti? Possono andare bene per il tempo libero ma non per i lavori di casa", "Ma padrona, qui di fronte a lei..." Si avvicina e mi da uno schiaffo sul viso. "Questo è il primo avvertimento, ora ubbidisci! Ogni ordine deve essere eseguito senza discussione". Subito mi sbottono la camicetta e la gonna. "Anche le calze, mentre il body... per il momento puoi tenerlo se proprio ti vergogni". Quando sono spogliato, si avvicina Marco e deposita sullo schienale del divano la divisa. La guardo e scopro che sono di nuovo indumenti femminili. Un vestito nero di tessuto morbido e lucido a maniche corte e gonfie, bordato di pizzi bianchi alle estremità, un completo di servizio bianco, grembiulino, crestina e guanti di raso, un paio di calze a rete bianche e altro abbigliamento intimo. Io pensavo in una divisa maschile, vorrei reagire, ma osservo di sfuggita i loro volti decisi e impazienti e decido di assecondarli. “Siediti e parti con le calze”. Mi siedo e comincio la vestizione. La padrona mi suggerisce "più in alto fino alla coscia". Poi mi rialzo per indossare il vestito. E' elasticizzato, mi fa sentire tanto una bambolina.

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Prendo il grembiule. Ha due lunghi nastri. Lo metto intorno alla vita e tento di legarlo con un po' di impaccio. Marco mi viene dietro "Espira l'aria!" e stringendo molto stretti i nastri me li annoda con un grosso fiocco sul sedere. Non perde occasione per palparmi nuovamente il fondoschiena con la scusa di sistemare il fiocco. Nel frattempo Antonella prende la crestina e la pone sulla mia testa. "Non hai molti capelli. La crestina la devi portare obbligatoriamente ma non ha senso senza i capelli lunghi. Aspetta, intanto mettiti i guanti”. Si allontana verso le stanze mentre prendo i guanti. Sono lunghi ed arrivano fino al gomito. Nel frattempo Marco mi gira in torno per osservarmi più da vicino. “Non negherai che ti abbiamo avvertito che si trattava di lavoretti femminili” e contemporaneamente mi tocca nuovamente il sedere. Per fortuna Antonella torna immediatamente. Ha una parrucca in mano, si mette di fronte a me, mi toglie la crestina e “Chinati un poco in avanti, ecco così..” e mi calza la parrucca sulla testa. I capelli ora mi arrivano alle spalle, sono neri, a caschetto. La persona che cerchiamo non dovrà mai dubitare di un nostro ordine”. “Capisco”. “E capirai che queste non sono doti che possiamo trovare in una persona che accetta questo incarico per guadagno. Ti è chiaro?”, “Sì”. "Bene. Dovrai sempre rivolgerti a noi dandoci del lei e non usare mai i nostri nomi. Solo Padrona e Padrone. La sistema per bene e rimette la crestina al suo posto. Si allontanano per guardare il risultato mentre io mi sento calare le calze e con una veloce mossa cerco di tirarle su. Antonella mi nota "Vedi che ti cascano le calze. Prendi queste" e mi passa un paio di reggicalze. "Cosa ci devo fare?" rispondo ingenuamente "Per il momento mettile sopra il body. Alla prossima occasione sarà meglio usare un paio di mutandine, sono più adatte con le reggicalze. Oppure una guêpiere se la preferisci". Aggiunge sorridendo "saresti decisamente più carina e seducente...". Faccio finta di non aver capito e mi siedo nuovamente. Con qualche difficoltà, tenendo il vestito sollevato, mi allaccio il reggicalze e attacco le bretelline alle calze. Provo una strana sensazione di eccitazione a vestire questi panni e il mio sesso lo dimostra con una erezione che riesco a malapena a nascondere grazie al body. Mi rialzo in piedi e tiro giù il vestito. Antonella: "Benissimo, ci siamo. Ora devo uscire. Rimarrai con il padrone che ti indicherà gli strumenti di lavoro. Comincerai a pulire la cucina e i bagni, poi le altre stanze. Mi raccomando esigo una pulizia accurata. Non ti sporcare assolutamente i vestiti, se ti serve in cucina c'è un grembiule integrale per i lavori più impegnativi. Preferisco che usi quello piuttosto che vedere anche una piccola macchia sul vestito o sul grembiulino". Poi e rivolgendosi a suo marito lo saluta baciandolo e si avvia alla porta di casa per uscire.

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Postato da Stilo il 08:52 | Commenti (0)