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30.03.05

Il Parco

Sarà che stasera indosso una gonna, a maglie più larghe perché s’intraveda, l’infinito bisogno d’essere certa, che una femmina è femmina quando percepisce nel ventre, la consistenza e i contorni del mondo che entra, nell’unico senso adatto a sentire, l’anima dentro d’ogni essere e cosa.

Sarà che cammino in faccia al tramonto, d’una Roma assopita distratta e deserta, sul parapetto mi mostro ed allargo le gambe, per accogliere il mondo e goderne bellezza, per sentire il contorno dell’ombra dei pini, e dare una forma al cielo che rosso, mi modella le pieghe del sesso che offro, in un rapporto di carne senza uomo né donna. Perché non sono gli occhi che danno misura, né il naso l’odore d’essenza, né le mani il concetto di forza, come quando bambina assaggiavo ogni cosa, sentivo le forme attraverso la bocca, di qualsiasi oggetto non bastavano gli occhi, ma il palato la lingua per limitarne i contorni, come ora da grande non serve la vista, per dare il profilo ad un uomo che incontro, quando sola per strada mi lascio rapire, per sentirlo più dentro quando chiudo le labbra, per sentirne il vigore l’oggetto la forma. M’allargo e mi chiudo per non perdere nulla, ogni dettaglio che dà conoscenza, la convinzione che sono parte del mondo, che m’entra e riempie questo ventre scomposto, come bocche di pesce che restano ferme, in attesa di un branco che viene al contrario, si saziano e sfamano la voglia infinita, d’ingoiare ogni forma della stessa natura, di acqua di mare di carne, per espellere scarti e trattenere il bisogno, nel ciclo perenne che arricchisce la vita. Chissà che direbbe chiunque passasse, che ha visto una donna farsi scopare, da questo imbrunire che a strati colora, le cupole e i tetti d’una Roma che amo, che sento e mi fotte in mezzo alle cosce, in un andirivieni di sensazioni che a pelle, mi stipano il ventre e mi trapassano il cuore, come se non avessi più fondo e l’anima tutta fosse fatta di vuoto. Sono gatti ed antenne, sono vicoli e piazze, che a forma di sesso mi stipano il collo, sono chiome di pini, cupole e croci, che s’accalcano maschi e mi danno misura, di quanto i miei occhi si fermerebbero prima, senza avvertire che c’è un cuore che batte, in ogni cosa che vedo, in ogni maschio che fotte. A volte mi chiedo quanto siano poveri gli uomini, che amano una donna dall’odore e dal tatto, senza poterla sentire di dentro, comprenderla tutta e bagnarla d’umore, in un orgasmo perenne che dura una vita, come un grembo di donna recipiente e materno.

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Ecco ci sono, mi sento madre del mondo, partorisco ogni cosa che m’entra e trattengo, mentre gli uomini tutti che mezzo che hanno, per sentire l’amore sentirselo dentro? Gli rimangono i sensi per nutrire la brama, la voglia infinita di farsi una donna, e farsela tutta col sesso e la bocca, e farsela in piedi o carponi sul letto, giudicando la forma l’obbedienza del culo, dal dietro che offre mentre davanti si trucca, come se s’abbellisse per il proprio bisogno, la faccia i capelli mentre si guarda, e lasciasse a quell’uomo la parte più sporca. Tra poco riprendo la via di casa, sazia respiro e gonfio il mio seno, contenta davvero che anche stasera, ho goduto al tramonto su un parapetto di Roma, spargendo le tracce del mio orgasmo infinito, sulla terra che nutro e feconda l’istinto, come polline e ceneri trasportate dal vento, che si posano sopra i tetti di case, d’altre femmine ora accovacciate nei letti, aperte alla brama di un uomo di carne, mentre chiedono amore e lo reclamano invano. Se solo sapessero cosa si prova, sentirsi l’anima in mezzo le gambe, e spalancarla al bisogno dell’immenso che preme, dello spazio e del tempo che si fanno misura. Oddio che darei per questo mondo che sento! Ogni volta a quest’ora mi strappa l’istinto, di dipingermi il viso gli occhi le labbra, con i colori rossastri di questo tramonto. Ringrazio il cielo di portare una gonna, sentire la brezza a contatto di pelle, che sale dal fiume che viene da Ostia, e leggera m’asciuga la voglia che imperla, le pieghe a conchiglia che non copro di nulla. Perché una femmina è femmina se si lascia scopare, da tutto l’intorno che le preme nel mezzo, perché il mondo è fatto di cose, di eventi e persone, divise nei ruoli di femmine e maschi, ma non è il sesso che decide la parte. Come farebbe allora il vento ad essere maschio? Come farebbe il fiume ad entrarmi nel ventre? E i tetti le case le cupole gialle, i gatti le croci le chiome dei pini?

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Eva Desnuda
Censurato in Texas un murales che rappresenta Eva mentre coglie la mela. Lo sceriffo ha ordinato che l'opera d'arte venga rimossa perché oltraggiosa. Nel paesino di Pilot Point, nel nord del Texas, si è aperta una querelle riguardo un affresco che rappresenta Eva, ovviamente nuda, nel momento di cogliere la fatidica mela. Il murale è la decorazione scelta da Wes Miller per l'ingresso della sua galleria d’arte. L'opera, secondo la pittrice Justine Wollaston, vorrebbe rappresentare il momento drammatico della prima scelta morale, quando la donna trasgredisce il comandamento divino e sceglie il frutto del peccato. Non è dello stesso parere lo sceriffo James Edland che ha consegnato al gallerista l'ingiunzione di rimuovere Eva dal muro, perché la sua nudità sarebbe oltraggiosa e dannosa per i minori. "Io non ci trovo niente di male e nessun passante è entrato nella mia galleria per lamentarsi", ha dichiarato Wes Miller al Denton Record-Chronicle. Secondo lo sceriffo, invece, diverse persone hanno protestato presso il suo ufficio. "Per adesso non c’è nessun procedimento contro la galleria, deve solo togliere quella donna nuda. Ha un mese di tempo per farlo", ha spiegato lo sceriffo. Anche un consigliere comunale donna, si sarebbe schierata con lo sceriffo. Jay Melugin, ha dichiarato che non le piacerebbe che i suoi figli vedessero Eva nuda. "Sicuramente farò qualche cosa sia per evitare sanzioni, anche per protesta contro quello che penso sia un abuso", ha invece dichiarato il gallerista. Vorrei avere gli occhi di un uomo per guardarmi più bella. Vorrei sentirmeli addosso appiccicosi ed impazienti che indugiano sfacciati lungo i bordi che fanno ombra ed enigma, come questa notte che cala lentamente sopra questa città che non conosco, sopra questo parco tranquillo che circonda l’edificio. Ma lo specchio appeso alla parete che m’incornicia dai tacchi ai capelli non può darmi le stesse attenzioni, mi riflette come mi guardo, mi giudica come mi giudico. Ed io invece avrei bisogno di sentirmi scheggia impazzita in un campo magnetico, preda di volpe in una foresta scozzese. Ed invece sono qui e m’agghindo e modifico l’immagine dentro il vetro per non assomigliarmi, per essere diversa da quella che sono, come se non fossi la stessa che miro e m’ammira.

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Il Paradiso Perduto
Sono nudi e lei è visibilmente incinta. Sono Adamo ed Eva, raffigurati sulle vetrate di una chiesa per celebrare l'anniversario della fondazione . In occasione del 150esimo anniversario della chiesa di St Mungo's RC, a Glasgow in Scozia, un artista è stato incaricato di rappresentare, sulle vetrate colorate delle finestre, Adamo ed Eva nudi, senza le foglie di fico e di mettere in evidenza la dolce attesa della nostra progenitrice. Il parroco della chiesa, padre Paul Francis, nega la velata nota provocatoria contenuta nel progetto, e afferma che la comunità apprezzerà molto il risultato finale. Padre Francis, in un'intervista all'Evening Time, ha dichiarato: "Questo è un progetto molto importante che ha un significato profondo sia per la parrocchia che per i fedeli. Non credo che sia vantaggioso per nessuno insinuare che sia provocatorio. Adamo ed Eva erano nudi davanti a Dio, come lo siamo tutti noi al momento della nascita. La scena rappresenta il momento immediatamente precedente a quello in cui indosseranno le foglie di fico"."Il momento preciso della Caduta, del Peccato, quando Eva ha appena mangiato la mela, si rendono conto di essere nudi e, pieni di vergogna,  si coprono". "Le finestre mostrano un momento drammatico nella storia del genere umano". Con l'aiuto dell'Historic Scotland, la chiesa ha anche stanziato circa due milioni di euro per lavori di restauro. Le finestre fanno parte di un progetto che costerà circa duemila euro. Sono pronta, ma non so dove andare, non so quale cameriere o tassista stasera, si giocherà dignità e rispetto per sollevarmi la gonna, per guardarmi dove madre e natura si sono attardate per scolpirmi più bella. E si sazieranno fino a ringraziare il destino benevolo che, senza nessuna fatica, gli ha offerto questa donna incontrata finora solo nei sogni, questa donna su un piatto d’argento contornata da sete e fiocchetti. In equilibrio precario sui tacchi impossibili scendo le scale e mi ritrovo nell’hall che non mi sembra un albergo. Le luci al neon mi appiattiscono il seno, m’attenuano i trucchi sfumati per ore nel bagno.

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Sentii pian piano che la punta del suo fallo sfiorava le labbra della mia calda vulva, lo faceva apposta, non voleva penetrarmi ancora e infatti dopo poco scese con la sua bocca sul mio ventre, baciò il mio ventre e i suoi baci ora non erano più violenti ma presero ad essere dolci e caldi, le sue labbra umide scivolavano intorno al mio ombelico e pian piano scendeva sempre piu giù, si soffermò a lungo intorno alle mie cosce dopodichè cominciò a passare la sua morbida lingua intorno alle labbra calde del mio sesso in fremente attesa di essere appagato dal desiderio.. continuò con la sua lingua intorno al mio clitoride e poi ancora baci forti su ciò che per un attimo avevo pensato non lo eccitasse e non gli bastasse più.. ma l'eccitazione ora era talmente forte da non poter pensare altro che a lui e a quanto lo potessi amare. Si accorse che quello era il momento giusto, così risalì in fretta il mio corpo e prese a penetrarmi con dei colpi a tratti forti e decisi e a tratti molto lenti, si eresse dinanzi a me e prese le mie caviglie fra le mani, si portò i miei piedi alla bocca e prese a succhiarli con una passionalità infinita.. smise senza lasciare le mie caviglie e ricominciò a penetrarmi sempre più forte. Sentii che non mi era rimasto ancora molto tempo, ma lui continuava ad un ritmo che toglieva il respiro. Fu l'orgasmo più bello e lungo che potessi immaginare e mentre esalavo gli ultimi gemiti di piacere lo vidi stendersi dolcemente su di me e sentii il mio ventre diventare caldo e riempirsi del suo seme. Ci addormentammo nudi da lì a poco in un caldo e tenero abbraccio fino al mattino seguente. Non parlammo mai più di quello che io avevo scoperto su di lui e nemmeno di quell'intensa e stupenda notte d'amore passata insieme. Nel silenzio dei suoi gesti di quella notte c'era una spiegazione che valeva molto più di mille domande che avrei potuto fargli e di mille risposte che avrebbe potuto darmi. Capii che il nostro amore e la nostra intesa amorosa andavano oltre quelle due righe fredde e anonime che oramai non avevano più senso nè valore sia per me che per lui. Ci accordammo per la mattina successiva. Quella notte fu lunghissima; dormii male, non potevo fare a meno di pensare al momento in cui saremmo rimasti da soli in casa sua. Ma conclusi che non dovevo farmi illusioni, dopotutto quella situazione poteva tranquillamente risolversi con un favore di buon vicinato. La mattina successiva mi presentai con la dovuta attrezzatura, mi accolse con un sorriso solare e mi chiese se prendevo un caffè; mi girò le spalle per prepararlo, e i miei occhi percorsero la sua figura lentamente, soffermandosi su ogni elemento che rendeva quella donna irresistibile. Bevvi il caffè e mi misi all'opera, quel lavoretto per me era un gioco e ci impiegai ben poco. La tenda, accuratamente stirata, era distesa sul divano; le offrii il mio aiuto per montarla e lo accettò, ringraziandomi con uno dei suoi splendidi sorrisi.Una pulitina veloce e fummo pronti a concludere l'opera.

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Posted by Stiloso il 30.03.05 16:37

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