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Viaggio ai caraibi

Chiara era un anno che aspettava quel viaggio, se lo sognava da agosto, quando aveva prenotato due settimane in un isola nel mar dei caraibi per il mese di febbraio dell’anno successivo.

Finalmente era arrivato il momento di godersi le meritate ferie, viaggiava sola, non voleva nessuno a rovinarle il suo relax totale. Due settimane di spiagge bianche, tanto sole, pochi vestiti, qualche libro, molte dormite e magari un po’ di sesso con qualcuno conosciuto sul posto, un bel maschio caraibico per esempio…

Il volo è durato quasi quindici ore e per arrivare, Chiara è sfinita, non vede l’ora di raggiungere il suo hotel e farsi una bella dormita.

All’aeroporto, un uomo in bermuda con una camicia sgragiante aspetta Chiara con una cartello in mano con la scritta “Miss Chiara Bianchi”.

“Che carini quelli del hotel, sono venuti a prendermi, almeno non dovrò cercare un taxi a quest’ora.” pensa Chiara.

«Buonasera, sono io Chiara Bianchi.» Dice avvicinandosi all’uomo con il cartello.
«Good evening Miss Bianchi, welcome in our little island. Can I take your bag?» Le dice indicando il piccolo trolley che tiene per mano.
«Certo, troppo gentile… mmmm Yes, you are so nice.” Dice nel suo migliore inglese porgendogli la valigia.
L’uomo accompagna Chiara all’auto, i due salgono e si mettono in marcia.

L’auto percorre diversi km in mezzo a piantagioni di cChiara da zucchero. Dopo più di mezz’ora di strada l’auto si ferma davanti ad una vecchia casa coloniale.
«E’ sicuro che sia questo il mio albergo, nelle foto dell’agenzia mi sembrava diverso.» Chiede in inglese al suo accompagnatore.
«Questo è il vecchio edificio, lo usiamo ancora come reception per il suo fascino stile coloniale, l’albergo vero è proprio è un po’ più avanti, vicino al mare.»
«Bene.» dice Chiara tirando un sospiro di sollievo, aveva paura di subire una di quelle fregature in cui cadono ogni tanto i turisti che pagano per un hotel a 5 stelle e si ritrovano in una catapecchia.
«Se mi vuole seguire l’accompagno al check-in e poi la porto alla sua camera.»
«Certo.» Risponde Chiara.
Entrano in un grande atrio, una scala centrale in legno scende dal piano superiore, sulla destra un vecchio tavolo da biliardo in legno massiccio, a sinistra un bancone anch’esso in legno massiccio, per terra dei costosi tappeti antichi.
«Attenda qui, vado a chiamare il proprietario.”
Chiara si guarda intorno e si mette a curiosare un po’ in giro per la stanza, ogni pezzo d’arredamento che vede sembra arrivare direttamente dal 19° secolo. Il suo accompagnatore aveva ragione, quel posto ha il suo fascino.

Un bell’uomo sulla cinquantina esce da una porta.
«Buonasera Chiara, benvenuta nella mia casa.»
«Buonasera, grazie. Lei parla bene italiano, signor…” Risponde Chiara.
«Federico. Parlo bene italiano perché sono italiano.»
«Ah, non sapevo che l’albergo fosse di proprietà di un italiano.»
«In verità questo non è il suo albergo, ho fatto disdire la sua prenotazione tempo fa.»
«Come ha disdetto la mia prenotazione?»
«Per le prossime due settimane lei sarà mia ospite… e mia schiava!»
«Sua schiava??? Cosa intende???»
«Che per le prossime due settimane lei sarà di mia proprietà. Sarà a mia completa disposizione. E quando dico completa disposizione, intendo sessualmente parlando.»
«Lei starà scherzando! Io non intendo essere la schiava di nessuno, tantomeno sessualmente parlando.»
«Chiara, le cose stanno così, lei è atterrata su quest’isola ma nessuno sa dov’è finita, non sa neppure lei dov’è, qui attorno non c’è anima viva per qualche decina di km. O accetta di buon grado di essere la mia schiava o dovrà accettarlo comunque ma la cosa sarà più dolorosa, e poi sai quanti occidentali spariscono ogni anno dai caraibi senza spiegazione? Non ti ho scelta a caso, ho studiato il tuo profilo prima di decidere di farti diventare la mia schiava. Quasi nessun legame affettivo, praticamente nessuna amica intima, vita sessuale soddisfacente ma nessun rapporto stabile, insomma ti piace scopare ma non impegnarti. Una volta tornata in Italia potrai denunciare l’accaduto (ma come già accaduto in precedenza l’accusa cadrà nel vuoto, io qui sono un fantasma e le autorità del luogo sono tutti miei amici, negheranno che esista questo posto) ma sono sicuro che una volta che te ne andrai, se vorrai andartene, mi sarai riconoscente.»

«Ma…» cerca di obiettare Chiara.
«Niente ma. E’ chiaro?»
«Va bene.» dice Chiara di fronte all’evidenza di non avere vie d’uscita e colpita dall’autorità del timbro di voce di Federico.
«Brava! Tanto per cominciare la prima regola, per le prossime due settimane mi chiamerai solo Padrone o Padron Federico. Chiaro?»
«Si… Padrone.»
«Bene, vedo che impari subito. Seconda regola, la mia schiava deve stare sempre completamente nuda se non su mio ordine contrario. Chiaro?»
«Si Padrone.»
«E quindi?” aggiunge Federico.
Chiara si sfila il leggero vestitino che indossa, slaccia il reggiseno e lascia cadere sul pavimento le mutandine.
«Bene, bene. Vedo che ho fatto un’ottima scelta,» dice Federico girando attorno ad Chiara, «un bel fisico alto e slanciato, un bel seno, cos’è, una terza misura?»
«Si Padrone.»
«Un culo sodo e alto. Sarai molto apprezzata come schiava. Bene, è tardi sarai stanca, Raul ti mostrerà la tua camera, i tuoi vestiti ed il tuo bagaglio ti saranno restituiti quando te ne andrai. Per il momento buonanotte. Raul!»

Raul sbuca dalla stanza adiacente ed invita Chiara a seguirla su per le scale.
«Non dimentichi qualcosa Chiara?» Le dice Federico.
«Buonanotte Padrone.»
«Brava!»

Chiara segue sconsolata Raul al piano superiore, entra in quella che sarà la sua stanza per le prossime due settimane. Una volta dentro fruga negli armadi e nei cassetti ma sono tutti vuoti, nessun vestito, nessun oggetto. Nel bagno adiacente solo del sapone, una spazzola, uno spazzolino, un tubetto di dentifricio e le sue pillole anticoncezionali, prese dal suo bagaglio. Controlla le finestre ma sono tutte sigillate, anche se fossero aperte non saprebbe dove andare.

Stanca e avvilita, si infila nuda sotto le lenzuola, pur se tormentata da mille pensieri riesce a prendere sonno grazie alla stanchezza dovuta al viaggio aereo intercontinentale.

Chiara si sveglia il mattino seguente dopo una notte di sonno irrequieto, quello che pensava fosse solo un brutto sogno invece è la realtà.

Vicino al letto, sul comodino, c’è un vassoio con sopra un paio di scarpe rosse con tacco 12 e un collarino di pelle anch’esso rosso con una targhetta: “Mr. Federico Property”, proprietà del signor Federico. Accanto un biglietto: “Buongiorno schiava Chiara, fatti una doccia, indossa quello che trovi nel vassoio e raggiungimi di sotto per la colazione. Il tuo Padrone.”

Chiara vorrebbe mettersi a piangere, come ha fatto ad infilarsi in questa brutta situazione?
Piangere è inutile, meglio farsi forza ed andare incontro al proprio destino.

Si lava e indossa le scarpe, della sua misura, non aveva dubbi, allaccia il collare intorno al collo e chiude il lucchetto sulla fibbia. Se tenterà di scappare, chiunque la troverà saprà dove riportarla…

Esce dalla camera e scende le scale, si lascia guidare dal profumo di caffè ed entra in una stanza attigua all’atrio principale.
Federico è seduto al tavolo di quella che sembra la sala da pranzo della casa.

«Buongiorno schiava Chiara.»
«Buongiorno… Padrone…» risponde intimorita ed imbarazzata, nuda com’è.
«Penso avrai fame, serviti pure. Cosa preferisci, te, caffè…»
«Del caffè, grazie.»
«ah, ah, ah… lo sai come devi finire ogni frase.»
«Del caffè, grazie, Padrone.»
«Raul, porta del caffè.»

Dopo pochi secondi Raul esce da una stanza, che secondo Chiara dovrebbe essere la cucina, con un bricco fumante di caffè. Ne versa una tazza ad Chiara e lascia il resto sul tavolo. Intanto Chiara ha messo una brioches, del pane, burro e marmellata su un piattino. In effetti non mangiano dal pomeriggio precedente era molto affamata. Un bicchiere di succo d’arancia e una pesca completano la sua colazione.
Si accomoda all’estremità opposta del tavolo dove è seduto Federico.
La colazione viene accompagnata da poche domande di Federico a cui Chiara risponde a volte imbarazzata.

Finita la colazione Federico pensa sia ora di iniziare l’addestramento di Chiara.
«Bene schiava, vediamo come te la cavi con il sesso orale, inginocchiati e prendi in bocca il cazzo di Raul».
Chiara si inginocchia, prende in mano il cazzo di Raul ed inizia a succhiarlo. Non è la prima volta che pratica sesso orale ad un uomo e pensa di non essere male. Continua a stringere l’asta con la mano muovendola su e giù e contemporaneamente lecca e succhia la cappella. Dopo un po’ Raul le viene in bocca. Chiara prende un tovagliolo dalla tavola, ci sputa dentro lo sperma e si pulisce la bocca.

«Bene, vedo che sai come fa un pompino una donna, ora ti insegno come lo deve fare una schiava!» Le dice Federico aprendosi la patta dei pantaloni e tirando fuori il suo membro.
«Avvicinati.»
Chiara ubbidisce.
«Mani dietro la schiena.»
Chiara porta le mani dietro la schiena.
«Prima regola: solo i tuoi buchi possono toccare il cazzo del tuo Padrone, quindi mi devi succhiare il cazzo senza usare le mani.»
Chiara avvicina la bocca al membro di Federico ed inizia a leccarlo e a prenderlo in bocca.
«Seconda regola: in ogni tuo buco il mio cazzo ci deve entrare fino in fondo.»
Chiara guarda con aria interrogativa Federico.
«Forza schiava, vediamo quanto è profonda la tua gola.»
Chiara si fa scivolare il cazzo di Federico in bocca più a fondo possibile ma nonostante il suo impegno riesce ad ingoiare solo metà dell’asta.
«Forse per le prime volte avrai bisogno di un po’ di aiuto.»
Così dicendo Federico mette una mano sulla testa di Chiara e la spinge in giù. Lei sente il cazzo di Federico farsi strada nella sua gola fin quasi a soffocarla, resta li bloccata alcuni secondi, poi Federico allenta la pressione. Chiara lascia scivolare fuori il membro ma subito Federico la spinge nuovamente giù. Ripete l’operazione più volte ed ogni volta sente il pene guadagnare millimetri nella sua gola.
Con le lacrime che le rigano le guance e la sua saliva che ricopre abbondantemente il cazzo, sente i fiotti di sperma che le riempiono la bocca.
Prima di estrarre il cazzo dalla bocca di Chiara Federico le dice: «Terza regola: una schiava non spreca mai il seme del suo Padrone o di qualsiasi altro uomo». Detto questo libera la bocca di Chiara che capita la lezione ingoia il seme appena depositato nella sua bocca.

«Bene,» dice Federico, «spero che la lezione sia servita, non sei ancora totalmente ricettiva e autonoma in questa pratica ma con un po’ di aiuto non avrai nessuna difficoltà ad accogliere pienamente qualsiasi cazzo nella tua bocca da schiava.»

Congedando Chiara, Federico le dice:
«Puoi girare liberamente per casa, puoi startene in camera tua o usufruire della mia biblioteca che trovi a destra in fondo alle scale, ci tengo che le mie schiave abbiano una buona cultura. Puoi anche uscire e passeggiare nella mia proprietà ma sono convinto che così vestita non saresti a tuo agio, in alternativa sul retro c’è un po’ di prato con alcuni lettini per prendere il sole, in fondo sei venuta su quest’isola per quello. L’unica cosa importante che appena ti chiamo tu venga subito da me. Chiaro?»
«Si Padrone, tutto chiaro.» Risponde Chiara.
«Bene puoi andare allora.»

Chiara sale in camera sua. Si lava il viso, saliva, lacrime e sperma erano mescolate sulla sua pelle e si stende sul letto. Per il momento è l’unica cosa che le va di fare…

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