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Io schiava, lui… il mio padrone

Oggi vi racconterò una giornata davvero eccitante passata con il mio padrone. Il nostro gioco erotico preferito era proprio questo: io schiava, lui padrone.

Durante quel periodo, io e Marco ci stavamo di colpo riscoprendo più intimi che mai. Ampliando anche le nostre avventure sessuali, dopo aver provato, scambi di coppia, sesso estremo e tanto altro. Il nostro gioco preferito era diventato proprio questo: la sottomissione.

Decidemmo che avremmo trascorso una splendida giornata insieme, anche se Marco continuava ad essere vago sul giorno preciso. Ricordo che io ormai facevo il conto alla rovescia per poter passare le giornate insieme al mio padrone. Marco aveva tirato fuori una Beatrice mai vista prima: passionale, focosa e.. disposta a tutto!

Prima della tanto attesa giornata, io e Marco senza poterci vedere a causa di impegni lavorativi, non abbiamo fatto altro che fantasticare sulla nostra giornata sessuale. Vi lascio immaginare che eccitazione! Le conversazioni spinte ed hot erano una delle cose che più mi facevano impazzire del mio rapporto con Marco, quando eravamo distanti. Con nessun altro uomo mai, sono riuscita ad essere così disinibita come con lui.

Un giorno, mentre mi trovavo in ufficio, Marco mi ordinò telefonicamente di recarmi in bagno e di chiudere la porta a chiave. “Chiamami quando sei in bagno”, mi ordinò la sua voce ferma e dura.

Senza aspettare neanche un istante, con una scusa, mi diressi in bagno e girai la chiave. “Eccomi, padrone”. Ho esordito, chiamandolo.

“Ora fai quello che ti dico”, continuava Marco autoritario. La nostra telefonata erotica prendeva così piede ed il mio essere la sua schiava sessuale, era il mio passatempo più eccitante in assoluto. Mi impose di sbottonare la mia camicia, spostare il reggiseno e con una mano, accarezzarmi i seni.

Io, già bagnata ed eccitata dalla situazione, senza esitazione, iniziai a palparmi i seni e giocare con i miei capezzoli turgidi. Massaggiavo con decisione il mio seno prosperoso ed a lui, con voce calda e profonda, descrivevo ogni singolo movimento.

Mi divertiva sentire di tanto in tanto, la sua voce autoritaria, rompersi dall’eccitazione. Ogni tanto un abbassamento di voce, un respiro più intenso, mi ricordavano che era pur sempre il mio Marco.

“Ora, sollevati la gonna e con una mano inizia a masturbarti come se lo stessi facendo io.” L’atmosfera si stava scaldando sempre di più ed il mio piacere cresceva ad ogni comando.

“Sono la tua schiava”, dissi con voce ferma e sicura. “E allora masturbati più forte, toccati, usa più dita contemporaneamente fino ad inserire tutta la tua mano.. immagina che ci sia io lì con te.”

Il mio piacere era ormai arrivato alle stelle, ma non potevo disobbedire. Dovevo assecondare le volontà del mio padrone. La voglia di liberarmi in un orgasmo era già altissima, ma avrei dovuto aspettare il suo comando per farlo.

Il mio piacere, era nelle sue mani o meglio nella sua voce e nei suoi comandi. Lui sapeva benissimo che avrei voluto raggiungere l’orgasmo, lo aveva percepito dai miei respiri e dai miei gemiti.

“Non ancora”. Mi ordinò come se mi leggesse nella mente.

“Mio padrone, cosa posso fare per lei?”, chiesi io con voce sommessa e rotta dal piacere.

“Allarga le gambe e metti una gamba sul wc. Inizia a masturbarti a gambe aperte, più aperte che puoi.”

Le mie dita, allargarono le grandi labbra e scivolarono dentro con facilità, così iniziai a masturbarmi con assoluta voglia di venire per lui, per il mio padrone.

Anche se già conosceva la risposta, mi domandò se fossi bagnata. Marco, sapeva bene come tenermi in pugno.

“Indossi la biancheria che ti ho regalato io?”.

“Non porto la biancheria”.

La sua voce si è interrotta per qualche istante fino al momento in cui mi ha obbligato:

“Usa una scusa in ufficio, tra 10 minuti, sarò lì a prenderti”.

Marco mi aveva lasciato da sola, in bagno, con il telefono all’orecchio ed un orgasmo stroncato. Inutile dire quanto la mia eccitazione e la mia voglia di scopare con lui fossero cresciute esponenzialmente. Non vedevo l’ora che arrivasse per capire come sarebbe continuato il nostro perverso gioco.

Dopo molto meno di 10 minuti, la sua macchina era fuori dal mio ufficio. Io ho salutato tutti e detto che ci saremmo visti nel pomeriggio.

Neanche il tempo per me di salire in macchina, sedermi al posto del passeggero, che Marco in mezzo al traffico di Bologna, allarga le mie gambe, alza la gonna ed inizia a masturbarmi.

“Dove andiamo?” Chiesi.

“Stai zitta, schiava”. Rispose lui.

Un mezzo sorriso spuntò sul mio viso e capì di colpo che il gioco fosse appena ricominciato. Mi lasciai portare mentre con la mano destra continuava a giocare con la mia figa bagnata.

Arrivammo nel parcheggio di un hotel, ma senza scendere dalla macchina, mi ordinò di prendere il suo enorme cazzo in bocca e iniziare a succhiarglielo.

“Ma è giorno, potrebbe vederci qualcuno”.

Senza rispondermi, prese la mia testa e la posizionò con forza in mezzo alle sue gambe.

“Succhiamelo”, ripeteva. Più lo ripeteva, più io ero eccitata. Lasciai colare la mia saliva sul suo membro, duro come una pietra, lo leccai, dalla base alla punta, proprio come piaceva a lui.

“Non farmi venire, ora scendiamo”. Smisi quindi di fare ciò che stavo facendo e scesi dalla macchina.

Una volta arrivati in camera, era tutto pronto per noi: manette, corde, giochi erotici di ogni tipo. E così Marco, visibilmente eccitato, ma questa volta umano, mi chiese:

“Vuoi essere la mia schiava?”

“Sì, mio padrone”.

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