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Majida

Majida l’araba “felice”

La storia con Marisa (nome di fantasia) era finita bruscamente dopo una lunga discussione in cui mi erro lamentato della sua riluttanza ad accelerare il processo di separazione dal marito per, finalmente, stare insieme.

Marisa aveva bisogno del suo tempo e io stavo forzandole troppo la mano. Per cui decidemmo di porre fine alla nostra relazione extraconiugale (per entrambi) e di, per quanto possibile, tornare alle nostre vite.
Era cominciata male la giornata e sarebbe proseguita peggio. Avevo un appuntamento in hotel, a Milano, con un cliente di un mio partner professionale. Incontro alle 14 nella hall dell’hotel; invece, il tizio si presenta alle 13 e già immaginavo che ci saremmo trattenuti per una colazione di lavoro. Macché! Mi fa “Ah, no grazie, io ho già mangiato”. (Cazzo, tu hai mangiato ma io no … e sono pure incazzato come una bestia per aver appena troncato la relazione con la mia amante con cui intendevo costruire un nuovo futuro).

Iniziamo il nostro incontro che si protrae ininterrottamente fino alle 16. Sfinito ed affamato, finalmente esco dall’hotel e vado in cerca di qualcosa da mangiare. Vago per i bar su Viale Monza e non trovo nulla di allettante. Quindi decido di andare – cosa che non faccio mai – da McDonalds a Piazzale Loreto. Entro nel locale e scelgo il mio menu. Visto che la zona in cui ci sono i banchi per servire è piccola e poco accogliente, decido di salire al piano di sopra. Osservo l’ambiente, ampio e decisamente più gradevole di quello del piano inferiore e mi rendo conto che, ovviamente, data l’ora siamo quattro gatti (nel vero senso della parola!).

Noto un tavolo con due ragazzotti sulla ventina che sembra stiano confabulando tra loro e di lì a poco ne comprendo il motivo. A seguire del loro tavolo mi si presenta una visione paradisiaca. Ti vedo questa ragazza dai lunghi capelli corvini, un trucco ben curato e che accentuava il taglio dei suoi occhi nerissimi che era allungato leggermente verso il basso. La carnagione olivastra tradiva già le sue origini mediorientali e dal tallire nero, che indossava con sotto una camicetta bianca dall’ampio colletto che teneva riportato fuori dal bavero della giacca, s’intravedevano le sue forme perfette.

Rimango quasi paralizzato quando incrocio il suo sguardo. Decido di andarmi a sedere un po’ distante per poterla osservare con attenzione e, quindi, mi sono seduto sui tavoli lunghi con i gabelli uno in fila all’altro. Da lì avevo una vista perfetta.

Inizia un intenso scambio di sguardi e la cosa inizia a inorgoglirmi; lei dall’apparente età di vent’anni e io un aitante quarantenne … insomma, mi dico “non sono poi così in declino”. Noto anche che i due ragazzi continuano a confabulare tra loro e chiaramente intuisco che la ragione era l’interesse per quella straordinaria ragazza. Probabilmente, oltre ai commenti, discutevano su come eventualmente abbordarla.

Visto che lei continuava insistentemente a guardarmi e non disdegnava il nostro scambio di sguardi decido di rimpacchettare tutte le mie cibarie e di alzarmi per andare al suo tavolo. Con il vassoio in mano mi avvicino a lei e gentilmente le chiedo “Scusa, è libero il posto davanti a te?” Lei mi sorride e risponde “Sì, è libero.” “Ti dispiace se mi siedo qui conte?” e lei “No, niente affatto!”. Mi siedo e cominciamo a parlare del più e del meno e mi racconta di essere una studentessa di lingue straniere, originaria del Marocco e che vive in Italia sin da piccolina. Le chiedo l’età … “Ho 19 anni” fa lei. Comincio a pensare (cavolo, potrebbe essere mia figlia). “Come ti chiami?” e lei “Majida” … non so perché (bugia, lo so benissimo il perché) ogni volta che penso a questo nome a alla sua pronuncia mi sale un brivido d’irrefrenabile eccitazione.

Continuiamo a mangiare e a conversare amabilmente mentre il caos e lo sgomento avvolgono il tavolo alle mie spalle occupato dagli ormai due increduli ventenni. Inizia a stupirmi l’intelligenza e l’emancipazione di questa ragazza che ai miei occhi pian piano si trasforma in una donna e non più una ragazzina. Inizio a pensare che poi, alla fine, la differenza d’età è solo una limitazione culturale.

Questa ragazza mentalmente dimostra molto più della sua età anagrafica. E poi, vogliamo mettere che il suo corpo è degno di una sfilata di Victoria Secret?!

Finiamo di mangiare e le propongo di andarci a prendere un caffè. Majida mi precede nel scendere le scale che danno accesso al piano inferiore … Dio mio che culo da urlo!!! Mai avuto un culo così per le mani penso. Si avvicina al banco del McDonalds per ordinare con me il caffè e le faccio “Ma stai scherzando? Mica vorrai prendere il caffè qui dento?” (con tutto il rispetto per McDonalds) “Tu meriti un posto speciale”. Cominciamo, quindi, una piacevolissima passeggiata su Corso Buenos Aires in cerca di un locale decisamente più carino ed accogliente.

Lei sembra non curante degli sguardi che le precipitano addosso da ogni maschio che incontriamo. Io, invece, me ne accorgo eccome e inizio a pensare che razza d’invidia stessi generando in tutti quelli che incrociavo. Arriviamo finalmente ad un bar carino, con un bel gazebo all’esterno (era maggio inoltrato, già faceva molto caldo). Mentre ci avviciniamo noto un tavolo occupato da sei uomini e uno di loro si accorge del nostro arrivo e richiama l’attenzione degli altri. Si girano tutti e io continuo a pensare (a voi tocca solo il panorama!).

Terminato il caffè e le chiacchiere ce ne andiamo via sempre con gli occhi fissi su di noi … ops … volevo dire su Majida! L’accompagno alla fermata della metro più vicina e mi preparo al congedo. “Bene, è stato davvero un piacere passare questo pomeriggio con te, sono stato davvero bene.” E lei di rimando “Anche io sono stata molto bene, sei molto simpatico e mi ha fatto piacere conoscerti”. Colgo la palla al balzo, adesso o mai più “Senti, Majida, che fai domani? Che ne dici se ci vediamo per mangiare qualcosa insieme?” Lei “Mmmhh, dovrei andare a lezione … mmmmhh … ma sì, chi se ne frega c’andrò un altro giorno”.

Evvai!!! Non ci posso credere. Ci scambiamo i numeri di telefono, fissiamo l’orario dell’incontro e le do l’indirizzo del mio hotel. La sera, in camera, ero incontenibile ero già eccitato per l’incontro del giorno dopo quando arriva un sms di Majida “Buonanotte tesoro, ci vediamo domani”. Il cazzo mi si rizza in un istante. Inutile dire che i pensieri per il giorno dopo non hanno aiutato molto nel prendere sonno.

L’indomani la vado a prendere alla fermata della metro. Ci salutiamo cordialmente e le propongo di fare una passeggiata partendo dal parco della Martesana lungo tutto il naviglio. Mi racconta tutto di sé, della mamma imprenditrice emancipata e dalle esperienze piuttosto aperte, del suo ragazzo marocchino che frequenta brutta gente secondo lei e del fatto che tra loro è un continuo litigio.

Arriva l’ora di pranzo e andiamo in un ristorantino non molto distante e in cui ho fatto amicizia con il proprietario. Una cucina spaziale, pesce fresco e piatti super ricercati in quanto a sapore. Anche il proprietario del locale rimane senza parole nel trovarsi davanti a cotanto splendore. Mi guarda e ammicca “Eeeeh!”

Finalmente la fase “preliminare” è finita, è ora di tornare verso l’hotel. Ci accomodiamo sui divani della hall e continuiamo a parlare. Lei si vede che ha bisogno di essere confortata per tutte le problematiche che l’assillano. Inizio ad accarezzarle la mano e poi teneramente l’abbraccio. A quel punto le dico “Che ne dici se andiamo su in camera da me dove c’è decisamente più privacy che qui?” e lei “Certo, perché no. La trovo proprio una buona idea”.

Saliamo in camera – l’hotel 4 stelle in cui alloggiavo era davvero splendido e le camere davano la sensazione dell’opulenza – e la porta si chiude alle nostre spalle. Ci sediamo sul ciglio del letto e continuiamo la conversazione che si fa sempre più breve. “Sai, non credo che una ragazza come te, bellissima ed intelligente, debba avere troppe preoccupazioni per il suo futuro”. Lei s’illumina di un sorriso ammaliante e mi fa una carezza sul viso. Mi avvicino alle sue labbra e comincio a baciarla. Majida ricambia con passione e cominciamo ad esplorarci con molta calma e curiosità.
Le sbottono la giacca che indossava e indossava un’altra camicetta da cui si vedeva questo seno sodo, grande e rotondo. Le carezzo il seno delicatamente insistendo sui capezzoli che erano immediatamente diventati turgidi. Nel frattempo lei inizia a passarmi la mano sul cazzo che stava per saltare fuori dai pantaloni da solo. Inizio a togliermi la camicia che indossavo rimanendo a petto nudo. Finalmente anche lei inizia a percepire bene anche le mie forme. Mi accarezza e pettorali, contornandoli con le sue mani affusolate, e scende verso gli addominali per poi infilare la sua manina direttamente nei pantaloni.

Mi slaccia la cinta e apre la patta dei pantaloni e tira fuori il cazzo che sembrava di marmo. Si china accompagnando questa discesa con un movimento sensuale della mano per portare i lunghi capelli dietro l’orecchio sinistro. Dopo averlo scappellato mi stampa un primo bacio sulla cappella e poi comincia sapientemente a succhiarmelo. (Dio mio, pensavo, ma quanto in fondo riesce a mandarlo senza vomitare?). Inizia a succhiarlo sapientemente muovendo la lingua intorno alla cappella e leccando a dovere il frenulo.

Stavo quasi per esploderle in bocca quando la fermo. La spoglio rapidamente ma sempre con molta delicatezza e savoir fair. Cazzo, dagli indumenti s’intuiva che sotto era una bomba del sesso ma lo spettacolo che mi sono trovato davanti era da eiaculazione precoce. Un seno che sarà stata una buona quarta, rotondo e sodo con due capezzoli né troppo grandi né troppo piccoli; leggermente scuri e perfettamente in tono con il colore della sua pelle. Due gambe lunghe ed affusolate che facevano da sostegno ad un culo alto, rotondo e tornito. La faccio distendere sul letto e l’accarezzo con passione. Dai seni scendo lungo i fianchi e poi all’interno coscia. Delicatamente le apro le gambe e comincio a toccarle la fica. Era rasata al punto giusto; appena una striscia di pelo al centro per contornare quella che chiamo la “porta del paradiso”. Inizio a massaggiare le sue grandi labbra finché non avverto il loro rigonfiamento. Passo quindi al resto concentrandomi, in particolare, sul clitoride; avverto il fremito delle sue gambe e dopo qualche leggero stuzzicamento del clitoride passo a penetrarla con il dito medio. Ormai è in un lago di umori. Un dito non basta più e introduco anche l’indice. Inizio un movimento frenetico ma delicato all’interno della sua vagina, arcuando quando necessario le dita al suo interno.

Majida è in estasi e io ho il cazzo che mi esplode. Mi allungo fino al comodino e prendo uno dei profilattici che avevo già predisposto la sera prima proprio sicuro dell’esito dell’incontro. Lei me lo sfila di mano e lo apre fissandomi intensamente negli occhi (e chi se lo scorda quello sguardo!). Afferra il mio membro, gli dà un altro paio di leccatine e inizia a vestirlo per prepararlo al lavoro che di lì a istanti dovrà fare.

Si distende sul letto e apre le gambe pronta ad accogliere il mio cazzo che non ce la fa più a non affondare in tutto quel ben di Dio. Entra tutto con facilità; era così bagnata che avrei potuto pure avere del mastice spalmato sul cazzo che sarebbe entrato comunque. Inizio a spingere con vigore e lei rimane probabilmente stupita da quanta forza ci potesse mettere questo quarantenne mentre la scopava.

Muovo con sapienza il bacino facendo sì che il mio membro la stimolasse in ogni parte della vagina e, in particolare, strusciasse sul suo clitoride. La afferro per i piedi e le faccio allungare le gambe fino a portarmele sopra le spalle. Le infilo le mani sotto le natiche per avere maggior appoggio durante la spinta e comincio a spingerglielo più a fondo che posso. I suoi gemiti iniziano a farmi non capire più nulla e dopo il suo ennesimo “sì” esplodo nel profilattico che a stento trattiene tutto lo sperma.
Rimango per un po’ lì dentro con il cazzo appena inflaccidito ma ancora duro e pronto all’uso. Esco e mi sfilo il profilattico mentre continuo ad accarezzarla dappertutto. Le chiedo “Che ne dici di aiutarmi a pulire così se ti va continuiamo un altro po’?” Majida non se lo fa ripetere, prende il cazzo in mano e inizia a dargli una bella ripulita che neppure se mi fossi fatto un bidet sarebbe uscito così pulito.

Ce l’avevo di nuovo duro come una pietra. Prendo un altro preservativo e continuiamo il nostro amplesso. Iniziamo a sperimentare tutte le posizioni possibili finché non si mette a pecorina. E che ve lo dico a fare, la visione di quel culo perfetto, con quelle tette sode che dondolavano appena sotto i poderosi colpi del mio cazzo nella figa, fecero sì che esplosi in un’altra generosa sborrata nel profilattico.

Il pomeriggio era andato via tutto ed eravamo sfiniti ma estremamente soddisfatti dell’esperienza assaporata. Siamo rimasti lì ancora una mezz’ora a scambiarci coccole e baci. Poi ci siamo rivestiti e l’ho riaccompagnata alla fermata della metro. Ci salutiamo carinamente e ci congediamo. Il giorno dopo sarei ripartito alla volta della mia isoletta in mezzo all’Atlantico in cui vivo. Abbiamo continuato a sentirci al telefono e su Facebook finché, un giorno, il suo telefono non fu più attivo e il suo profilo Facebook rimosso. Da quel che ho potuto immaginare, purtroppo, lei era ritornata in Marocco (cosa che temeva e non voleva) e io avevo perso l’occasione per assaporare nuovamente quella bomba di sesso di Majida. Chissà, forse sarebbe stato bene che le proponessi di venire via con me … ma come l’avrei spiegato alle mie figlie di 9 e 7 anni?

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