L’assedio racconto erotico

L’assedio

Sin da piccolina andavo in vacanza al mare ad agosto con zio Giulio e zia Elisabetta, che avevano una casa in Toscana a Viareggio. I miei genitori avevano un bed&breakfast sulla costiera amalfitana, per loro era il periodo di maggiore affluenza turistica, quindi non potevano portarmi al mare. Tuttavia non mi dispiaceva, per me zio Giulio e zia Elisabetta erano come dei secondi genitori, mi volevano bene e mi trovavo a mio agio con loro. La mia infanzia era molto felice nei periodi estivi, passavo dei bei momenti ed ormai lì a Viareggio avevo una buona comitiva che si ritrovava ogni anno. Il tempo passava, e da bambina ormai stavo diventando adolescente, così iniziai ad avere anche una normale curiosità sessuale. La prima volta che feci sesso fu con Andrea, un ragazzo che faceva parte della nostra comitiva. Dopo un falò eravamo tutti piuttosto brilli, così io e lui ci appartammo in una parte della spiaggia più isolata e scopammo. Da allora divenni sempre più affamata, avevo una gran voglia di fare sesso e mi tolsi molti sfizi. Nonostante le mie esperienze però i ragazzi della mia età non mi davano sensazioni particolari, forse perché non avevano abbastanza fantasia o esperienza. La mia curiosità mi spinse a cercare avventure con uomini più grandi, e mi accorsi che ero segretamente attratta da zio Giulio.

In fondo era un bell’uomo sulla quarantina, un fisico asciutto e palestrato, addominali e muscoli scolpiti, capelli brizzolati e due occhi verdi molto intensi e profondi. Provai a distogliere dalla mia mente quella fantasia erotica che mi sembrava malata, ma era come quel taglietto sotto la lingua: sai che non devi toccarlo, ma non puoi fare a meno di farlo. Ebbene io sapevo che non dovevo pensare a zio Giulio come una preda sessuale da conquistare, ma la mia mente ricadeva sempre su di lui, anche perché lo avevo spesso davanti. Quell’anno riuscii a contenermi, e per un certo periodo allontanai il pensiero di zio Giulio dalla mia mente anche perché durante l’anno non ci vedevamo spesso, se non nelle feste natalizie o in qualche altra sporadica occasione. Intanto festeggiai i miei 18 anni, ero diventata quasi completamente una donna ed anche il mio fisico era letteralmente esploso. In pochi mesi le mie tette da piccoline divennero grandi e sode, le mie curve si affusolarono e mi snellii notevolmente. Il mio appetito sessuale cresceva sempre di più, e si avvicinava il fatidico periodo delle vacanze. I miei genitori mi dicevano che ero grande, e che se volevo potevo organizzare le mie vacanze per conto mio. Io però ero felice di passare il periodo estivo con zio Giulio e zia Elisabetta, anche perché i miei amici erano lì e mi aspettavano ogni anno. Arrivò la tradizionale telefonata degli zii, che dissero di essere molto contenti di ospitarmi. Partii con una folle eccitazione che pervadeva tutto il mio corpo all’idea di rivedere zio Giulio. Venne proprio lui a prendermi alla stazione, fui colpita da una sorta di scossa elettrica quando lo vidi arrivare con gli occhiali da sole, bermuda ed una canottiera nera attillata. Lo salutai con affetto, e anche zia Elisabetta mi accolse con grande calore quando arrivai a casa. La mia estate stava per iniziare, ma sarebbe stata completamente diversa dalle altre.

Amavo leggere ed uno dei miei autori preferiti era Oscar Wilde, di cui lessi per la prima volta uno dei suoi più famosi aforismi: “Posso resistere a tutto tranne che alle tentazioni”. Era un segno del destino, anche il mio amico Oscar mi suggeriva di cedere alla tentazione di zio Giulio per liberarmi finalmente di questo peso. Iniziai così un sottile ed estenuante gioco psicologico, decisi di muovere un vero e proprio assedio a zio Giulio, fatto di sguardi, ammiccamenti e provocazioni. Mi vestivo sempre provocante la sera, e chiedevo pareri ai miei zii. Zia Elisabetta mi faceva tantissimi complimenti per la mia bellezza, mentre zio Giulio sottolineava l’eccessiva scollatura dei miei vestiti. Iniziava ad essere geloso? Magari il mio gioco stava iniziando a dare i suoi frutti. Un pomeriggio zia Elisabetta non c’era, e ne approfittai per fare eccitare zio Giulio. Mi feci la doccia ed uscii con l’accappatoio completamente aperto davanti a lui, mostrando le mie grazie, dopodiché davanti a lui esclamai: “Oh zio Giulio, scusami, pensavo fossi uscito con zia Elisabetta. Che vergogna, scusami, scusami…”. Lui era davvero imbarazzato, ma mi disse che non c’erano problemi. In realtà notai che il suo bermuda era improvvisamente più gonfio, il porco si era eccitato davvero, anche lui mi voleva.

Una notte sentii che zio Giulio e zia Elisabetta ci stavano dando dentro di brutto, la mia mano scivolò tra le cosce e mi masturbai pensando di essere penetrata dal cazzo dello zio. Volevo essere al posto di zia Elisabetta, quindi dovevo continuare quel gioco. I miei strusciamenti, abbracci ed effusioni verso zio Giulio celavano la mia gran voglia di scoparmelo, ma zia Elisabetta non sospettava nulla. Ogni volta che lo abbracciavo strusciavo le mie tette contro di lui, mentre trovavo sempre una scusa per sfiorargli il cazzo o per sedermi sulle sue gambe. Una sera tesi un altro tranello allo zio: mi feci trovare in cucina a pecorina con la mini gonna alzata, ed il mio culetto in bella vista. Lui si avvicinò e mi disse a bassa voce: “Senti Sofia, non so cosa tu ti sia messa in testa, ma ti consiglio di smetterla o potrebbe finire male”. Un tentativo di armistizio? Oppure le sue difese stavano iniziando a cadere? Io ovviamente feci finta di nulla: “Di che parli zio? Non capisco…”. Lui scosse la testa e se ne andò, sentivo che dovevo dare solo il colpo finale per metterlo definitivamente ko.

Mancavano pochi giorni alla fine delle vacanze, quando ebbi un vero colpo di fortuna. Zia Elisabetta ricevette una telefonata, e doveva anticipare di due giorni il suo rientro perché la collega che lavorava con lei al negozio di abbigliamento aveva avuto un piccolo incidente al mare. La zia dovette quindi sostituirla, e anche zio Giulio voleva tornare. Zia Elisabetta però gli disse: “Abbiamo affittato la casa per tutto il mese Giulio, non preoccuparti, godetevi questi due giorni tu e Sofia”. Zio Giulio aveva paura di restare solo con me, anche lui stava per cedere a quella incestuosa tentazione. Non protestò più di tanto però perché non voleva alimentare sospetti, così zia Elisabetta tornò a casa lasciandoci completamente soli.

Io mi comportai normalmente, e forse zio Giulio tirò un sospiro di sollievo perché sapeva che stava per capitolare al mio assedio, in realtà stavo preparando l’attacco finale. Quella sera uscii con i miei amici, con l’idea di scoparmi zio Giulio appena rientrata. E così feci. Tornai a casa verso l’una di notte, zio Giulio dormiva, era il momento di agire. Mi spogliai, lasciandomi solo un perizoma ed un reggiseno nero che faticava a contenere le mie forme. Entrai nella stanza di zio Giulio, furtivamente gli abbassai i pantaloncini, presi il cazzo in mano e poi in bocca. Zio Giulio si svegliò di colpo, quasi urlando: “Sofia che cazzo stai facendo?”, e provò a scostarmi la testa in maniera anche abbastanza decisa. Io però fui più resistente di lui, ed affondai il colpo ingoiando tutto il suo cazzo che stava iniziando a crescere. Protestò sempre più debolmente, fino a quando decise di cedere dinanzi al mio sontuoso pompino che scappellava il suo cazzo.

“Sei una puttana”- mi disse, e questa volta era lui che con le mani mi spingeva la testa sul suo cazzo accompagnandomi su e giù con movimenti sempre più decisi e violenti. Mi staccai un attimo e dissi: “Sì, zietto, la tua puttanella”, e continuai a succhiargli il gran bel cazzone che aveva accarezzando le sue palle grosse e sode. Zio Giulio mi prese per i capelli e si mise sopra di me, mi tolse il perizoma e avvicinò il suo cazzone alla mia figa. “Vuoi essere la mia puttanella eh? Allora ti scopo come voglio io troietta”- mi disse, e appena finita la frase mi trapanò la figa col suo enorme cazzo, facendomi sentire un dolce dolore. Non avevo mai preso un cazzo così grande, ma più mi fotteva e più mi abituavo alla sua notevole mazza che sentivo fin dentro la pancia. Mentre mi scopava rotolai e balzai sopra di lui senza fare uscire il cazzo dalla mia figa, per nessun motivo al mondo lo volevo fuori di me. Ero sopra di lui e comandavo io il gioco stavolta, il maiale era affascinato dalle mie tette, infatti le succhiava avidamente, mi strapazzava i capezzoli e me li mordeva come un lupo affamato. Ormai ero al culmine del piacere, e dopo l’ennesimo colpo la mia figa spruzzò bagnando ancora di più il cazzone di zio Giulio. Urlai come una maiala in calore, e con il corpo ancora in preda a spasmi e convulsioni per quel magnifico orgasmo presi in mano il cazzo di zio Giulio, e lo inizia a masturbare furiosamente. Avvicinai la bocca al suo cazzo, che stuzzicavo ogni tanto con dei colpetti di lingua. Il porco mi venne copiosamente in bocca e sulle tette, non avevo mai assaporato una sborra così dolce e densa come quella del mio caro zio Giulio.

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Un commento

  1. Mi spiace ma il racconto lo hai riassunto proprio sul più bello. No così non va dovevi narrarci nei dettagli le belle porcheiole che ami , insomma ti voun 6 (sei) ma striminzito….e accontentati.-

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