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La Traduttrice

Mi chiamo Piera e sono una vedova cinquantenne e felice, direte cinica brutale, no è la verità perchè la mia vita coniugale è stata emotivamente e sessualmente di un piattume inverecondo.

Ma con la vedovanza ho ripreso in mano la mia vita. Per prima cosa ho venduto il grosso appartamento in centro, troppo grosso e troppo rumoroso. Ho scovato un piccolo attico nella collina che sovrasta il paese ed ha un magnifico terrazzo grande esposto a sud luminosissimo. Ho provveduto a farlo circondare da siepi alte, colorate quando in fiore ed odorose, danno un tono riservato e tanta frescura nel pieno dell’estate. Ho rispolverato la mia specialistica di traduttrice, trovato, questo si in centro, un ufficio che ho provveduto ad arredare personalmente. Volutamente ho conferito ai due ambienti di cui si compone un arredamento diametralmente opposto. La sala dove attendono i clienti molto moderna higtec che rispecchia appieno il carattere della mia giovane assistente, Roberta, sempre alle prese con ogni diavoleria tecnologica. Ho notato che, oltre alla sua avvenenza, questo fatto da un senso di modernità che trova un piacevole riscontro sulla mia clientela fatta di piccoli industriali che devono tradurre contratti, documenti vari tutti di carattere economico finanziario. La mia di stanza è l’esatto opposto. Le pareti ricoperte da librerie che traboccano di tomi di tutte le scienze e la mia grande scrivania, ordinata con le matite e le stilografiche in bella evidenza.

Il PC volutamente messo in disparte perchè non ingombri la scena. Anche questo contrasto rassicura, da la percezione di uno studio moderno ed al contempo solido professionale. In effetti, dopo tre anni dall’apertura, ho visto la mole di lavoro crescere, sempre più clienti soddisfatti, il passa parola funziona nei piccoli centri e poi non devono ricorrere a studi più distanti della città vicina. Passati tre anni di solo lavoro, in questo inizio di estate, ho ceduto alle insistenze delle mie amiche che mi incalzano perchè mi prendessi un periodo di riposo. Faccio questo “sforzo” vacanziero così almeno la smettono con questa tiritera.

Non voglio andare troppo lontana da casa, non si sa mai, in ufficio Roberta sa gestirsi al meglio, ma conoscendo il suo carattere passionale non vorrei che con il suo ragazzo combinassero qualche pazzia, perchè per loro il sesso deve essere passione, gioco e mille altre cose, che poi puntualmente mi racconta, non con dovizia di particolari scabrosi ma con trasporto: sono giovani e come, alla loro età, avrei voluto essere nelle braccia di un uomo come il suo.

Torniamo alla scelta del mio soggiorno: Croazia, vicino, un paio di ore di macchina, bel mare e poi si vedrà. Scelgo con cura sia l’albergo sia il villaggio. Il villaggio deve essere piccolo raccolto, l’albergo non sfarzoso, pulito e posto in alto. Adoro la mattina presto scendere per le ripide viuzze che portano alla batigia, il profumo delle erbe mediterranee che si fonde, nel scendere, alla salsedine marina. L’albergo è come lo desideravo in alto, pulito ed odoroso di quel mix inebriante di vegetazione e mare. La biancheria sia del letto che da bagno profuma di bucato, sembra quella della nonna. Apro la porta finestra e con sommo piacere scopro che la camera è dotata di un terrazzino da cui si domina la baia.

Viste le tante insenature decido che ogni giorno andrò in una diversa. Doccia e a nanna, la sveglia domattina deve suonare presto, voglio essere la prima che scende in spiaggia e godermi il mare limpido in solitudine. La colazione dopo il rigenerante bagno.

Così è passato il primo giorno, tutto come avevo previsto. Mare splendido dal quale farmi cullare, gente simpatica ma non invadente e piccoli chioschetti, sempre ben mimetizzati, che offrono una varietà infinita di stuzzichini e bevande tali da farmi passare questa giornata in totale relax.

Secondo giorno, seconda caletta. Orari invariati e passo ancora più vacanziero per raggiungere la batigia. Dalla caletta del giorno precedente vado oltre e mi immetto in un piccolo sentierino tra i canneti. Arrivata alla spiaggia non scorgo nessun chiosco. Procedo e sento una musica provenire dalla mia sinistra.

La seguo e scorgo un piccolo chiosco con le attrezzature da spiaggia in bell’ordine. Mi avvio e quando sono al banco ne emerge una donna bellissima dai lineamenti regali, solo c’è un piccolo particolare: è in topless. Fortuna che il mio incarnato è mediterraneo ed i bagni di sole preventivi sulla terrazza di casa mi hanno reso la pelle già scura altrimenti avrebbe visto l’arcobaleno sulle mie gote. Con lentezza esce da fuori il bancone e non è in topless è nuda. Ma come ho fatto a non pensarci Croazia patria delle spiagge per nudisti. Ora sono lì combattuta dal trovare una scusa stupida e fare un figura anche peggio, o con calma accettare la situazione. Sono frazioni di secondo ma mi son parse un’eternità.

Afferro dalla mano della stupenda donna la chiave della cabina e con passo sicuro, almeno lo spero, mi avvio. Entro e trovo non una normale cabina da spiaggia, si una cabina, ma con il tocco della regale proprietaria. Sfilo il leggero copri costume. Slaccio il reggi seno che appendo. Ho il seno piccolo. Alla mia età è un vantaggio, resta su senza afflosciarsi troppo. Lo spalmo con cura e dovizia di crema protettiva, soprattutto i capezzoli, parti così sensibili devono essere protette anche perchè non mi sono mai esposta al sole ne in topless ne tanto meno in un nudo integrale. Faccio scivolare sulle cosce lo splippino. E resto nuda.

Sono in un mix tra l’emozionata e un vago senso di eccitazione. Ho avuto l’accortezza di non radermi l’inguine, solo una piccola bordatura. I peli pubici potreggeranno dai raggi solari la mia fighetta. Finito di spalmarmi tutto il corpo esco all’aria aperta. Indosso un paio di occhiali da sole che non oso togliere e volutamente mi posiziono in fondo alla spiaggia. Non è pudore, tanto meno pruderie di osservare gli altri bagnanti. Questa posizione mi permette di osservare come si comportano gli altri, i nudisti con maggiore esperienza. La bella proprietaria mi poprta il lettino, lo apre e si allontana. Mi piego e stendo il telo da mare. Non rendendomi conto che compio il medesimo gesto come se fossi in una spiaggia di vestiti. Piego il busto, i seni si tendono in basso mentre le chiappe svettano civettuole alla fresca brezza. Un brivido di eccitazione mi percorre la schiena, un attimo fuggente.

Come immaginavo non tardano ad arrivare altri bagnanti. Spigliati uomini e donne che sembrano conoscersi da sempre iniziano a parlare degli stessi argomenti che si affrontano in un spiaggia “normale”. Per lo più sono stranieri ma forte della padronanza della lingua li comprendo alla perfezione. E cosa che mi colpisce non ci sono segni inequivocabili di eccitazione. Rinfrancata da questa situazione prendo coraggio e mi decido ad andare in acqua. Mi “spoglio” dell’unico indumento che ancora cela il mio corppo, gli occhiali, e mi dirigo verso il mare. Come mio solito fatti pochi passi mi tuffo. Le onde ghermiscono il mio corpo. Che magica sensazione, unica.

Quei pochi centimetri di stoffa coprono come uno scafandro. Con lente bracciate mi allontano dalla riva. Poi mi rigiro e nella classica posizione del “morto” mi lascio cullare dalla corrente. Che sensazione. La brezza fresca sui miei capezzoli bagnati li fa svettare verso l’alto, duri come non ho mai avuto modo di sperimentare. Ed anche il pube semi emergente dalle onde si increspa in una nuova sensazione di pre eccitazione. Meglio tornare a riva. Uscendo dall’acqua per andare verso la doccia e liberarmi dal salino noto un nuovo arrivato. Un tipo certamente nordico. Nel mentre passo si volta. L’occhio mi cade sul suo cazzo, e che cazzo. Sebbene sia nella posizione di “riposo”, non posso non notarlo: è il cazzo che ho sempre desiderato. Non lungo ma bello grosso un diametro che già ti fa capire che nella figa ti riempe tutta, la tende per darti un doppio orgasmo vaginale e clitorideo. È solo una frazione di secondo, riprendo la mia strada verso la doccia. L’acqua fresca mi fa nuovamente svettare i capezzoli in alto. Mi consolo anche per le altre succede lo stesso, la natura è uguale per tutte. Asciugata mi ripasso una nuova abbondante dose di crema protettiva e sento il mio corpo rilassarsi. A questo non avrei mai pensato, ma è accaduto.

Terminata l’operazione la fame ha il sopravvento. In tutto questo tramestio di emozioni ho scordato la colazione. Mi alzo dal mio lettino e vedo che sugli sgabelli del chiosco già ci sono altri avventori. Studio come comportarmi. Vedo che hanno il loro telo ben ripiegato e messo sulla seduta. Faccio le medesime mosse, giammai apparire come una novellina. Infatti nessuno da importanza alla mia presenza e di questo son lieta. Anche oggi le ore volano veloci. Rientro nella cabina mi rivesto e mi dirigo all’albergo. Devo confessare di avere la testa in subbuglio.

Troppe esperienze in una volta sola possono farti vacillare. Nel silenzio della mia camera mi rilasso lungamente nella vasca. Asciugandomi, noto con piacere, che la pelle a contatto con l’asciugamano non è irritata, anzi accoglie con soddisfazione e ristoro il morbido capo. Cena e poi a nanna, per oggi ho sperimentato a sufficienza. Domani cambio caletta? Ma sie scema, mi dico al mattino, specchiandomi. Vuoi abbandonare…..quel cazzo che ti ha fatto ribollire. Mai, la decisione è presa: fino alla fine del mio soggiorno andrò lì….se il destino mi ci ha portato una volta sarebbe sciocco voltargli le spalle.

Passano i giorni, la comunità capendo che ero una novellina, mi ha lasciato il tempo di inglobarmi. Ormai mi considerano una di loro. Al bar iniziamo a conversare, con i vicini pure. E si parla di cose normali i soliti discorsi da spiaggia. C’è meno tacchinamento, meno esibizionismo in un nudo integrale che in un perizoma, un triangolino minuscolo di stoffa a coprire i soli capezzoli è tutto più….diciamolo naturale. La vacanza mia e di molti altri volge al termine. Sono all’ultimo giorno.

Non so come accomiatarmi. Dall’impiccio ci pensa la regina. Mi si avvicina e mi dice che quella sera ci sarà una festa di saluto e che sarebbero lieti di avermi con loro. Accetto senza pensarci. Ora in camera, sola, il cervello è fumante, i dubbi si rincorrono, saremmo nudi, vestiti o chissà cosa. Ormai non avere addosso biancheria intima mi è uso, opto per un nudo integrale fasciato da un prendi sole solo più lungo e spesso. Se sono vestiti resto così, altrimenti basterà sfilare la cintura e calerà esponendomi per un bagno di luna. Andata. Scendo rapida in spiaggia e la seconda che avevo preventivata è quella giusta. Sfilo il copri costume e mi unisco alla brigata. Come durante il giorno nessun adescamento. Delusa? No rassicurata. Per congedarci da questo mare, da questa luna che esce all’orizzonte tutti a fare un ultimo bagno. È stata la prima volta che abbiamo nuotato, scherzato tutti insieme, una scoperta dopo l’altra. Ora a letto, solo una doccia, non ho il tempo e la voglia di lasciarmi cullare nella vasca. Crollo immediatamente in un sonno profondo. Sonno visitato da sogni psichedelici. Prima spiagge deserte. Poi corpi danzanti nell’oscurità. Dulcis in fundo lui: il cazzo che mi aveva fatto vacillare la prima volta.

Nel sogno non resta inanimato. Si inturgidisce sfiorando il mio corpo. Passa sui seni tesi ad accoglierlo, vi indugia, si accomoda in mezzo a loro per inturgidirsi sempre di più. Ormai la pelle non lo contiene e la rossa cappella si insinua lungo il collo. Devo, voglio prenderlo in bocca. Le labbra lo cercano. Le mie labbra lo saggiano. È come lo sognavo da sempre duro, largo e non esageratamente lungo. Devo poterlo avere tutto in bocca senza soffocarmi. Ci muoviamo all’unisono. Sento che inizia a pulsare è all’apice del suo orgasmo. Aspetto di sentire il suo caldo seme scorrermi giù per la gola. Inarco la schiena per meglio accogliere il suo nettare. Un secondo prima di venire lo estrae dalle mie labbra e mi riempie la faccia con la sua calda sborra. Mi risveglio di soprassalto. La lingua cerca sulle lebbra il nettare onirico. Dalla mia figa cola lungo le gambe il mio bollente umore. Il clitoride svetta reclamando una energica ripassata. La mano corre in suo soccorso, lo placa. Facendomi gemere come nessun uomo aveva fatto.

Placata la prima ondata orgasmica, dalla mia figa ricomincia ad uscire il nettare. Non resisto. Prima un dito, un secondo, un terzo si infilano su per la mia vagina bollente. Trovano il punto G. è l’apoteosi. Un susseguirsi di sussulti, fremiti, brividi. Cedo di schianto sul letto. Spalmo i miei umori sui seni, sul ventre e la brezza fresca mi ricopre di piccoli dolci sollazzanti brividi. È ormai l’alba, non riesco a prendere sonno. Mi alzo. Mi vesto. Gonnellina corta e sopra una fresca camicetta. Devo cedere al compromesso: non nudo integrale, metto un piccolo slippino ma il reggiseno NO non ne farò più uso.

Troppo bello troppo eccitante sentire i capezzoli al fresco contatto della sottile stoffa ergersi e catturare lo sgurado di donne e uomini. Sensazione unica. Il viaggio corre via veloce ed in poche ore sono a casa. Mi spoglio rapidamente dei pochi indumenti e mi metto a prendere il sole, piccola digressione alle ferie finite. La sveglia presto, il viaggio e senza accorgermene mi appisolo. Ecco i sogni della scorsa notte si ripresentano alla mente. C’è lui il mio cazzo onirico che mi tortura della più dolce delle torture. Non si accontenta delle mie tette ora si posizione in mezzo alle chiappe sode e sento che aumenta la sua virilità.

Percepisco che vorrebbe entrare nella figa e dilaniarla nel sublime orgasmo. Ma quando sta per entrare mi gira. Cerca la mia bocca la lingua lo avvolge in un turbine di tormento. Lo sento pulsare e poi mi viene nuovamente in faccia. Che scopate oniriche. La mia mano corre veloce al clitoride eretto. Con l’altra mano stimolo i capezzoli. La mia figa è un fiume un lago di umori che mi colano lungo le cosce. L’orgasmo mi ghermisce repentino. Ma non mi do tregua. Infilo direttamente le dita dentro e mi lascio andare ad un ditalino che sortisce l’effetto di ieri. Raccolgo il mio nettare dalle cosce e mi spalmo tutto il corpo. In ultimo mi succhio avidamente le dita mentre la fresca brezza asciuga il mio nettarer ed il corpo è pervaso da brividi e sussulti di puro distillato di piacere. L’eccitazione mi porta in un sonno profondo, senza sogni. La frescura della sera mi risveglia.

Una doccia e subito a letto.

Con le prime luci mi alzo, devo andare in ufficio. Roberta diligente ha messo tutti i file nel P.C. Così posso leggerli. Sono le solite traduzioni di contratti. Solo verso le dieci del mattino si affaccia alla porta con due tazzine di caffè. Sono felice di rivederla. Come suo solito non mi chiede della vacanza. Come suo uso si lancia nel raccontarmi tutti i nuovi giochi erotici che hanno fatto. Si alza, la fermo per dirle solamente che è stata brava in mia assenza. Non si lascia sfuggire una sua proposta: Piera visto che tu le vacanze le hai fatte, io no che ne dici di compensare da qui fino a ferragosto con un mio impigo solo al mattino? So perchè mi ha fatto questa proposta: sperimentare nuovi giochi erotici. Lavoro sodo. Alle 13,00 Roberta mi bussa e mi dice: Piera se è tutto ok io andrei, non è una domanda ma una affermazione. Non mi resta che lasciarli al loro sesso giovane ed irruento quanto fantasioso e fantastico. Mi riconcentro sulla traduzione. Ma quando stacco gli occhi dallo schermo con la mente torno a loro con il pensiero.

Dalla mia fighetta sento colare i miei umori caldi. La stoffa dello slip impregnarsene. Non resisto più. Chiudo gli occhi spingo indietro lo schienale della poltrona ed innizio a titillare, prima, poi a torturare violentemente il mio clitoride. Chiudo gli occhi ed al culmine della mia eccitazione ecco il mio cazzo onirico che si riaffaccia alla mente. Si poggia sulle mie labbra, si lascia scappellare ed infine in un sol colpo lo ingoio. La lingua scorre su tutta la sua massa e lo sento inturgidirsi ad ogni mio sapiente colpo di lingua sempre di più, ora mi viene in gola, già assaporo il suo custo mieloso e sapido. No come sempre si ritrae per innondarmi la faccia con il suo sperma. Mi schizza ovunque anche sugli occhiali. La mia lingua cerca di afferrare quello che materialmente non c’è: lui il mio cazzo duro e tosto, vorrei raccogliere con la lingua tutta la sua sborra fino all’ultima goccia. In bocca ho solo le mie dita ricoperte del mio dolce miele. Anche oggi è stato un pompino, anzi una vera porca vogliosa pompa onirica.

Pomeriggi come questi ne seguono altri, anzi tutti perchè non posso più vivere senza questo continuo pluri giornaliero massaggio erotico alla mia figa. Certi giorni mi capita di farlo di primo mattino, in ufficio e poi alla sera sul mio terrazzo. La settimana prima di ferragosto Roberta mi annuncia che un nuovo cliente ha insistito per fissare un appuntamento, era così carino che non ho potuto dirgli di no. Che troietta sempre in calore Roberta, vede un bell’uomo e si lascia fare tutto. Accondiscendo ad incontrarlo. Verso le 15,00 sento il campanello dell’ufficio suonare, mi alzo giro intorno alla scrivania incurante della camicetta abbondantemente slacciata sul mio seno abbronzato e vado ad aprire, Roberta sarà già sul cazzo del suo ragazzo a fare baldoria.

Sull’uscio mi si presenta un bell’uomo, devo ammettere che Roberta ha del gusto in fatto di uomini. Avrà una sessantina d’anni ben portati. Asciutto, farà certamente sport, elegante ma di una eleganza propria senza orpelli. Lo faccio accomodare nello studio. Seduto sulla sedia difronte a me, estrae da una sacchetta un mazzo di vecchie lettere. Me le porge e mi racconta di come casualmente ne sia venuto in possesso. Crede si tratti di un carteggio tra una sua antenata ed un nobile straniero perchè sono scritte in tedesco e le missive scritte da lui sono vergate su carta intestata con uno stemma nobiliare.

Scorro la prima che mi capita e devo dire che se sono tutte di quel tenore il mio cliente non si è sbagliato. Poso gli occhiali, lo fisso dritta negli occhi e gli dò appuntamento per la stessa ora della vigiglia di ferragosto. Se accetta significa che tiene a sapere cosa contiene quel carteggio. Accetta. Fascicolo il tutto e mentre lo accompagno alla porta poso il plico sulla scrivania di Roberta con in evidenza scannerizzare. Sulla porta si volta e guardandomi con fare interrogativo mi dice: non vuole sapere il mio nome, avere un recapito? No rispondo, se un cliente è disposto a venire in ufficio la vigiglia di ferragosto significa che tiene alla mia traduzione, se avrà un impedimento mi avviserà. Devo averlo spiazzato, vista la stamba occhiata che mi ha lanciato.

Chiudo bottega e vado a casa. Il mio terrazzo mi aspetta, devo tenere l’abbronzatura. Entro in casa e mi libero dei pochi indumenti che ho. Mi stendo sulla sdraio e già sento l’eccitazione consueta assalirmi violenta. Colo come una fontana. La mia figa oggi reclama gli straordinari. E non posso fare altro che assecondarla. Mi procuro tre orgasmi. Il più squassante a faccia in giù. Ho tre dita nella figa ed il pollice tittilla veloce il clitoride. Sento in bocca il mio cazzo onirico che mi riempie le gote è ovunque. La mia lingua serpeggia sulla sua gonfia cappella è vicino a venire sulla mia faccia. Che sensazione di meraviglia e di eccitazione profonda ed incontenibile. I capezzoli spremuti sulla tela della sdraio sono duri e per sciogliere la tensione mi diletto a giocarci, li pizzico, li accarezzo, li cospargo di crema, non quella spermatica che vorrei, ma una crema idratante per renderli lucidi e al contempo morbidi.

Passano questi giorni nella solita routine.

La traduzione del carteggio la lascio al pomeriggio quando son sola. Così nella noia dell’ampollosa scrittura posso rilassarmi con la mia figa. Appena Roberta esce mi tolgo lo slippino. Alzo la minigonna così che la mia passerina e le mie chiappe siano a contatto con la pelle della seduta, questo da un tocco di maggior realismo alle mie fanrasie mi sembra di essere seduta sulle gambe che reggono il mio cazzo. Lo sento diventare duro mentre mi sditalino e dalla mia figa escono fiotti di dolci umori che, haimè nessuna lingua se non la mia raccoglie. 14 agosto ecco il giorno nel quale dovrò spiegare al mio cliente che il carteggio è uno sterile soliliquio. Già sono abituata ed anche la mia fighetta e le tette che, almeno loro, da questi palpeggiamenti traggono un beneficio: ora svettano dritte, toniche ed i capezzoli vogliono bucare la tela della camicetta per farsi ammirare. Sto diventando più troia di Roberta, inimmaginabile solo un mesetto fa. Oggi il cielo è plumbeo, preavviso dei primi temporali estivi. Roberta poco prima di mezzogiorno bussa leggera alla mia porta. Entra è uno spettacolo la sua gioventù. Si accosta alla scrivania torturandosi le mani. Le chiedo se tutto va bene.

Pronta mi risponde di sì, però…e lascia la frase in sospeso. La sollecito. Lei allora mi chiede se oggi può uscire prima perchè si appressa il temporale. Non capisco. Svelta come solo lei sa essere interpreta il mio stupore e si lascia andare. Lei ed il suo compagno hanno notato che quando l’aria è elettrica per i fulmini la loro libido aumenta e mi racconta come il cazzo del suo uomo si elettrizzi e divenga più turgido e resiste il doppio del tempo prima di sborrarle la fighetta che ha già avuto diversi orgasmi. Ma non basta mi dice che appena finito, con il primo fulmine il cazzo svetti rapido e bastano pochi colpi di lingua per averlo nuavamente turgido e pronto. La guardo, penso ai suoi poco più che vent’anni e la lascio andare, intanto ho solo da chiudere con il nuovo cliente e poi a casa, voglio vedere se sotto il temporale anch’io sarò più eccitata e porca. Din don il campanello, eggià sono già le 15,00, puntuale il signore, meglio così mi sbrigo prima.

Entrati nello studio, sbrigate le formalità di rito, ecco arrivare il primo tuono. Le vetrate delle finestre colano dei primi goccioloni che in breve si trasformano in un vero temporale. Ho la mente scissa: la parte razionale è nello studio,la parte emotiva è nella bufera nuda con la pioggia che mi liscia la pelle, i capezzoli irti da far male, la mia mano che li stimola ulteriormente per poi sditalinare la figa che già gronda dei suoi umori. Solo ora mi accorgo che ho lo slippino bagnato, che dico fradicio, la mia figa è un fiume in piena. Sono bloccata. La mano vorrebbe andare sul clitoride e darle una prima passata per soddisfarla. Ma c’è lui il cliente. Presa da questo turbine mi mouvo di scatto ed un foglio cade a terra dalla scrivania, ovviamente non dalla mia parte ma da quella opposta. Lui si piega a raccoglierlo. Istintivamente apro le gambe per dargli modo di vedere la mia eccitazione. Si alza, gira intorno alla scrivania. Volgo la poltrona verso di lui sempre tenendo spalancate le cosce. Alzo la mini fin quasi all’inguine.

Posa il foglio sul ripiano della scrivania. Prende le forbici e si inginocchia davanti a me. Infila la lama tra la pelle ed il tessuto dello slippino e con un colpo secco lo taglia. Sono completamente sottomessa a lui, non oso alzare barriere. Anzi il contatto del metallo sulle mie carni mi fa inarcuare la schiena e devo mordermi il labbro per non gemere. Con calma inizia a leccarmi a baciarmi a succhiare la mia peluria per poi prendere in bocca il mio clitoride. Non resisto. Gli butto le gambe intorno al collo in moda da immobilizzarlo lì dove il piacere monta come la tempesta fuori. Ho un sussulto al primo oragsmo.

È il primo orgasmo che ho solo con la lingua. Non si ferma. Apre delicatamente le grandi e poi le piccole labbra e insinua la sua lingua dentro la figa che ricambia dissetandolo con i miei umori. Non resisto. Le gambe mi cedono. Cadono inanimate. Solo il corpo è un sussulto continuo. Si alza e posa le sue labbra sulle mie. Accolgo la sua lingua nella mia bocca. Giochiamo con le lingue a rincorrersi. Mi apre di un nulla la camicetta ed inizia ad accarezzare i miei seni. Pronti i capezzoli divengono più lunghi, più turgidi. Ci stacchiamo per un attimo. Veloce sfilo la sua cinta. Infilo la mano nei suoi boxer e già sento il suo cazzo indurirsi. Apro gli occhi: ma questo è il mio cazzo.

Quello onirico che in queste settimane mi veniva a trovare anche più volte al giorno. Poggio le mie labbra sulla cappella umida e turgida. Spingo la testa in avanti affinche le labbra possano liberarlo della pelle. Le vene pulsano. Lo prendo tutto in bocca. È la perfezione sognata. Bello largo da riempirmi le gote e non lungo da soffocarmi. Ora tocca a me dargli la dolce tortura. Inizio a mordicchiarlo. Gli piace perchè sento che ad ogni morsetto diventa ancora più duro. Prima solo con le labbra. Poi con i denti. Quando strigo troppo lui mi strige di rimando i capezzoli che prima solo titillava. Ora è quasi pronto a venire. Il fiato diventa sempre più un rantolo.

Il mio cazzo è al massimo dell’intugidimento. Sono pronta a bermi la sua calda sborra. Lesto, un attimo prima di venire, esce dalle mie labbra ed inizia a schizzarmi in volto, sugli occhiali che ancora inforco. È troppo ho un nuovo orgasmo e dalla mia figa cola inesauribile un fiume. Terminato di sborrare lo prendo nuovamente in bocca: devo asciugarlo per bene, giammai una sola stilla vada perduta. Con la mano raccolgo quella che ho in faccia e me la bevo leccandomi le dita. Lui si inginocchia nuovamente e mi sta asciugando, meglio, raccogliendo con la lingua i miei copiosi umori. Ho un attimo di lucidità.

Mi alzo. Tolgo il ressiduo pendulo dello slippino, non lo butto. Lo conserverò come prova che questa non era una sborrata onirica. Ci ricomponiamo alla svelta. Usciti per strada lo porto alla mia auto. Dirigo verso casa. Devo verificare la teoria di Roberta. Lo porto in terrazza. Buttiamo gli abiti. Nudi ci avvighiamo.

Era tutto vero. Il suo, mio, cazzo torna a svettare. Si sfrega sulle mie tette. La cappella ad ogni uscita riceve una mia leccatina: è la mia prima spagnoletta. Fosse solo quella. Si gira e ficca la testa nella mia figa lasciandomi succhiare a volontà il suo cazzo. Lo lecco, lo avvolgo con la lingua, lo ingoio, lo mordicchio. La mia, sua, fighetta riceve analogo trattamento. La sua lingua mi pervade, i suoi delicati morsetti sul clitoride mi fanno inarquare la schiena affinchè il cazzo mi entri tutto e le sue palle mi ballonzoni sul mento. Quando sento che è pronto a venire lo estraggo dalla bocca e lo sego fino a quando non mi spruzza la sua calda sborra in volto.

Si avvicina, mi fa girare di spalle e mi abbraccia, il mio cazzo è posizionato in mezzo alle mie chiappe che lo stringono. Piace il giochetto. Già lo sento turgido sfiorarmi la rosellina. Mi volto questa volta voglio sentirlo nella figa. Lo giro sulla schiena, lo cavalco. Lentamente lo faccio entrare in me. Prima solo la cappella e mi ritraggo. Poi un poco più dentro e mi ritraggo. Alla terza mi lascio crollare su di lui. È tutto dentro. Mi esplora mi espande tutta la figa. I muscoli si tendono e si rilassano e la sua figa abbraccia il mio cazzo. È una sensazione mai provata dura un’eternità.

Roberta aveva ragione bisogna scopare con il temporale. Cosa pensate che non si siano esplorati altri buchi?

Provate ad indovinare…. e voi Donne fate come me una sana sborrata in faccia è la felicità!

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