Racconti Erotici » Tradimenti » La minestra riscaldata… che bontà!
minestra riscaldata

La minestra riscaldata… che bontà!

Il mio amico Gianfranco forse aveva ragione “le minestre riscaldate non sono mai buone” … forse … ma a me, invece, è piaciuta molto.

Ero sposato da 10 anni con Laura (nome di fantasia). Otto anni di fidanzamento prima del matrimonio e mai un tradimento, fatta eccezione per un lieve sbandamento, dopo 8 anni di matrimonio, peraltro non consumato fino in fondo, con una splendida lituana conosciuta durante un convegno di lavoro.
Laura durante gli anni si era trascurata molto – complici anche le due gravidanze – mentre io avevo sempre curato il mio aspetto cercando di migliorare sempre di più la mia condizione fisica. Il risultato mi ha spesso reso oggetto di attenzione tanto di donne quanto di uomini (ahimè).

Un altro elemento che metteva in crisi il rapporto con Laura era il fatto che non avevo mai dimenticato la storia con Marisa (anche questo è un nome di fantasia). Marisa la conobbi quando eravamo adolescenti, al mare, ed era una di quelle ragazze che quando passavano facevano girare tutti i maschietti presenti. Ancora ricordo i commenti con i miei amici del mare e, in particolare, la mia dichiarazione a loro “Quella ragazza sarà la MIA ragazza”. E così fu.

Io e Marisa avemmo la nostra prima esperienza sessuale insieme e fu in una giornata perfetta, in un contesto perfetto e con sensazioni eccezionali per entrambi. Sarà anche per questo che rimanemmo sempre legati l’uno all’altra nonostante la distanza e il tempo. Infatti, Marisa viveva a Milano ed io a Roma.

Con Marisa mi sono comportato da vero stronzo e certamente quello che è accaduto alla fine di questa storia me lo sono proprio meritato.
Come detto non ci siamo mai dimenticati e, almeno nel mio caso, quando facevo l’amore con mia mogie spesso chiudevo gli occhi per pensare a Marisa, al suo corpo perfetto seppur minuto.
Dopo anni di silenzio l’occasione del contatto arrivò grazie a Facebook. Io mi ero da tempo trasferito all’estero … ancora più distante quindi e lei continuava a vivere a Milano. L’avevo cercata per tanto tempo ma non l’avevo mai trovata e, finalmente, si era iscritta. Complice la sua migliore amica che opportunamente aggiunsi ai miei contatti, Marisa venne a sapere che eravamo entrambi presenti nel social network e si mise in contatto con me.

Iniziammo a scambiarci innocenti messaggi come due intimi amici che pur non frequentandosi da molto mantengono un collegamento molto forte tra loro. Finché un giorno non ricevo un suo messaggio su Skype “Ciao”. Rispondo sorpreso “Ciao, come stai?”. Marisa continua “Eh, non tanto bene. Credo che mio marito mi tradisca”. Inutile dire che ebbi un sussulto e quasi saltai in piedi per esultare. Quel coglione del marito – perché non solo era un ciccione pelato ma era anche un gran coglione – s’era fatto beccare a scambiarsi messaggi diciamo “piccanti” con una cliente tardona del supermercato dove lui lavorava.
Ovviamente sulle prime, data anche la distanza che ci divideva, la invitai a mantenere la calma e a non arrivare a conclusioni affrettate. Poteva trattarsi appena di uno scambio di messaggi senza che necessariamente qualcosa si fosse concluso.

Marisa però era già da tempo insoddisfatta della sua vita di coppia e me lo rivelò alla prima occasione in cui riuscimmo ad incontrarci. Il marito era un fissato del sesso e, non che io ci vada liscio, ma lui pretendeva di scopare tutti i giorni senza alcun riguardo dei desideri di Marisa e delle sue esigenze di piacere. Infatti, la prendeva con irruenza scaricandosi come un animale che dà semplicemente sfogo ai suoi istinti. Niente preliminari, nessuna attenzione particolare; tre minuti scarsi di pompate e via, la pratica era svolta. Marisa mi confessò che ormai per lei il sesso era come fare le faccende domestiche; mi disse “è come quando devo stirare i panni”.

Ci rincontrammo a Milano durante un mio viaggio di lavoro. La chiamai prima di partire e le dissi che sarei stato in città e le proposi di andarci a mangiare qualcosa insieme la sera. Lei era preoccupatissima perché tra il figlio piccolo e il marito super geloso non sapeva se sarebbe riuscita ad accettare il mio invito. Ma sentivo che lei aveva una voglia matta d’incontrarmi e restare sola con me per un po’.

Non seppi se sarebbe riuscita ad incontrarmi fino al giorno prima della partenza. La furbetta si era organizzata per bene: aveva chiamato una sua cara amica, una delle poche che sapeva dei suoi disagi e le disse “Aiutami, devo incontrarlo!” e la sua amica (che grande!!!) le disse “Tranquilla, vai e vedi di divertirti, ti coprirò io”.
Mi venne incontro alla stazione della metro del Duomo che si trova vicino a dove avevo incontrato i miei clienti. Da lì un taxi ci portò all’hotel che i clienti mi avevano prenotato. L’hotel non era un granché ed era un po’ distante dal centro.

Andammo in camera e continuammo il discorso leggero avvito nel taxi ma passammo subito a confessarci i rispettivi disagi coniugali e le nostre insoddisfazioni. Da lì il passo della confessione che entrambi pensavamo ancora l’uno all’altra fu brevissimo.

Ci stringemmo in un tenero abbraccio e un bacio liberatorio. Restammo lì a coccolarci un po’ e andammo a cena. Quel giorno non andammo oltre ma ormai il salto del fossato era fatto.
Nei giorni e settimane seguenti ci sentimmo intensamente confessandoci sempre di più il desiderio di rivederci e stare insieme. Fu così che abbreviai l’incontro con i clienti milanesi per far sì di stare nuovamente con lei.

Ripartii dall’isoletta nell’Atlantico in cui ormai vivevo alla volta di Milano. Era tutto organizzato. Il marito era fuori con i suoi amici motociclisti per il consueto week-end di bisbocce e il figlio restava con i suoi genitori.

Questa volta l’hotel lo prenotai io: un quattro stelle fantastico su Via Melchiorre Gioia. Mi raggiunse all’hotel e andammo a cena. Ci tenevamo per mano come quando eravamo adolescenti. Il cuore mi scoppiava nel petto. Passammo la serata a scambiarci sguardi e tenerezze ma si vedeva che non vedevamo l’ora di stare definitivamente da soli.
Tornammo all’hotel e salimmo nella mia camera. Il desiderio era fortissimo. Tuttavia Marisa aveva un freno psicologico; anni e anni di sostanziali abusi da parte del marito. Il sesso era diventata una cosa sporca.

Decisi di andare con estrema calma anche se stavo per esplodere. Cominciammo delicatamente a spogliarci a vicenda e restammo in biancheria intima. Lei mi guardò ed esclamò “Caspita! Non ricordavo avessi tutti questi muscoli.” In effetti avevo lavorato abbastanza sul mio corpo trasformandolo in una massa muscolare ben definita e decisamente appariscente.
Le risposi “Guarda che anche tu stai meravigliosamente.” In effetti, seppure fosse di statura bassina le sue forme erano perfette come al solito. Un seno prosperoso e sodo e un fondoschiena rotondo, piccolo e tornito.

Mi avvicinai a lei che era distesa sul letto e ancora inginocchiato le dissi “Puoi fermarmi quando vuoi”. Le sfilai le mutandine e mi trovai davanti a quella splendida visione; era lì, bella stretta e con il pelo attentamente rasato … né troppo né poco. Cominciai a massaggiarle la figa, dalle labbra esterne fino a quelle interne e su verso il clitoride mentre la baciavo teneramente.
Il respiro si fece sempre più affannoso e i gemiti più insistenti. Mi abbassai con il capo e cominciai sapientemente a leccare tutto quel ben di Dio come se fosse il più gustoso dei gelati che avessi mai mangiato.

Marisa mi tolse gli slip e volle immediatamente contraccambiare. Mi spinse sul materasso e cominciò a succhiare il mio cazzo che era duro come il marmo. Lo stringeva col le mani come se non lo volesse far scappar via. Mia moglie non li sa fare i pompini … ma Marisa è davvero eccezionale.
Andammo avanti per diverso tempo con i preliminari gustandoci quei momenti finalmente nostri. Le accarezzai il viso e spostandole i capelli dietro l’orecchio le sussurrai “Vuoi che mi fermi adesso?” e lei rispose “No, voglio tutto il resto”.

Si distese supina e aprì bene le gambe per accogliermi agevolmente. Il mio cazzo entrò velocemente per quanto era bagnata e cominciai a spingere con movimenti decisi ma allo stesso tempo muovendo in modo rotatorio il bacino in modo da sfregare ogni parte delle pareti interne della sua figa. Allo stesso tempo le massaggiavo il clitoride e la cosa la faceva sussultare.
Andai avanti per diversi minuti finché non mi spinse delicatamente indietro facendomi capire cosa voleva. Mi fece distendere supino e mi saltò sopra e cominciò a cavalcare il mio cazzo come se fosse una cavalla imbizzarrita. A un certo punto fece una cosa che con me non aveva mai fatto: si distese per lungo sul mio corpo con il mio cazzo ancora dentro, scavallò la gamba destra mettendola all’esterno della mia gamba sinistra e lasciando la sua sinistra in mezzo alle mie gambe e cominciò a muoversi forsennatamente sfregando il clitoride sulla base del mio cazzo duro che era ancora dentro di lei.

Iniziò ad urlare così forte che pensai “Adesso ci vengono a bussare alla porta”. Ma non me ne fregava un cazzo … stavamo godendo entrambi e, soprattutto, lei sembrava finalmente libera di poter godere del piacere del sesso … probabilmente dopo tanto tempo.

Erano almeno 45 minuti che andavamo avanti così, dopo gli ovvi preliminari, e lei era sfinita e me lo disse. Mi lasciò così, a metà! Si scusò ma non m’importava, ero lì per lei. Si fece perdonare in seguito, tutte le altre volte che riuscimmo ad incontrarci durante i miei viaggi di “lavoro” a Milano. Ogni volta era come se fosse la prima volta.
Eravamo pronti a lasciare i rispettivi coniugi per finalmente stare insieme ma questa cosa metteva ansia più a lei che a me e le mie insistenze rovinarono tutto.

La nostra storia purtroppo finì, probabilmente proprio a causa della mia insistenza … ed oggi mi trovo qui a scrivere questo racconto perché il suo ricordo e tutto ciò che mi resta.

Johnny, Roma

1 Stella2 Stelle3 Stelle4 Stelle5 Stelle (2 voti, giudizio medio: 5,00 di 5)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *