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La mia prima volta da schiava

Qualche mese fà, quando dopo vari incontri con il mio padrone, un uomo maturo di nome Gilberto, avvocato come me, ho avuto il piacere di godere come mai nella mia vita.

Il tutto si è svolto nell’ufficio di Gilberto, che mi chiamò il giorno prima con la scusa di discutere e aiutarlo in una pratica legale. Arrivo all’ufficio di Gilberto verso le 17 e iniziamo a discutere del caso, senza che nessuno dei due tenti di sedurre l’altro. L’unica cosa strana che noto è che Gilberto, mi offre con cadenza molto frequente dell’acqua e mi invita a berla, lui stesso beve di frequente e in meno di 1 ora, consumiamo circa un litro e mezzo d’acqua. Dopo aver bevuto così tanto, sento il desiderio di andare in bagno per la pipì e chiedo a Gilberto il permesso di andare in bagno. Lui con un tono di voce più severo di sempre, mi risponde “Tu non vai da nessuna parte, volevi capire, realmente cosa significa essere sottomessa? Bene questo è il momento.”

Nello stesso istante Gilberto apre dalla cassetto della scrivania, due manette e una benda, mi guarda dritta negli occhi e mi chiede di mettermi inginocchiata a terra e di togliermi la camicetta. D’un tratto mi sento mille brividi che mi scorrono nella pelle e una forte emozione mista tra proibito e impeto. Emozionata come un’adolescente al primo appuntamento con un ragazzo più grande ed esperto, mi prostro inginocchiata e mi tolgo la camicetta e mi tolgo anche i pantaloni, rimanendo in mutandine e reggiseno.

Gilberto a questo punto con molta cura e delicatezza mi mette la benda in testa, poi mi prende le braccia me li mette dietro la schiena e lega le due mani con le manette. Quindi mi fa alzare e mi accompagna a bordo del muro. Inginocchiata a terra con il corpo accostato al muro e con le mani legate, mi sento imprigionata e inerme. Allo stesso tempo però mentre il mio corpo sente il disagio della posizione, il mio cervello si sente libero e felice. Gilberto a questo punto mi dice “Adesso se devi urinare, fallo pure senza vergona, fattela addosso nei vestiti.”

Con un sfrontatezza che neanch’io pensavo di avere, gli obbedisco e riempio di calda urina prima le mie mutandine bianche e quindi il pavimento. A questo punto sento il rumore, della cerniera dei pantaloni di Gilberto che si apre e Gilberto che mi ordina: “Apri la bocca”. Una volta ancora gli obbedisco spalancando la bocca e ricevendo dopo pochi istanti, tutto il piscio in faccia ed in bocca.

Appena finito, Gilberto mi chiude la bocca e per qualche istante mi chiude anche il naso, facendo deglutire e bere tutta la sua urina. Il sapore è piuttosto fastidioso, ma l’eccitazione sale ancora, adesso mi aspetto il suo cazzo in bocca e dentro di me fremo dal piacere al pensiero. Gilberto però ,si allontana dalla stanza, lasciandomi lì inginocchiata e legata , bagnata di urina. Non capisco l’attesa, adesso mi sento come persa, umiliata e sbeffeggiata ma ancora una volta molto eccitata.

Dopo almeno 15 minuti Gilberto rientra nella stanza. Il rumore delle sue scarpe scolpisce ogni suo passo, nel silenzio e nel buio. Sento Gilberto adesso che si spoglia e mi invita ad aprire la bocca. Obbedisco con piacere al suo ordine e attendo con piacere il suo membro in bocca.

La mia bocca è spalancata e vogliosa, sento arrivare qualcosa lentamente e finalmente l’assaporo in bocca. Stranita sento che non si tratta del cazzo di Gilberto, ma bensì di qualcosa di vellutato , probabilmente una banana. Gilberto parla ancora e mi dice “prima di meritarti il mio cazzo, mi devi far vedere quello che vali”. A questo punto Gilberto ritrae la banana dalla mia bocca e con le sue mani mi apre nuovamente la bocca fino a spalancarla e ci infila a seugito 3 dita, spingendole fino in gola fino a farmi venire quasi i conati.

Gilberto continua poi infilandomi la banana tutta in gola e di tanto mi schiaffeggia con la stessa nel viso con una certa violenza. Ancora una volta Gilberto mi apre la bocca e si avvicina con il suo pene, che noto essere ancora moscio. Senza nessuna delicatezza Gilberto, mi mette il suo cazzo moscio tutto in gola e pian piano sento dentro di essa, il suo cazzo che si gonfia. Spesso ho i conati e Gilberto mi dà appena li tempo per respirare e poi riinizia, alternando degli schiaffi sul viso datemi con il suo cazzo.

Nonostante io non fossi fin a quel momento ancora stata toccata né masturbata mi sentivo bagnata come mai lo ero stata prima. Gilberto a questo punto mi invita ad alzarmi mi toglie le manette ma mi tiene la benda, quindi mi toglie il reggiseno ed inizia a strizzarmi i capezzoli tanto da farmi gridare sibillinamente dal dolore. Quindi mi applica sui capezzoli qualcosa che mi stringe, probabilmente delle mollette. I miei capezzoli sono doloranti, ma ancora una volta quel dolore mi piace da matti.

A questo punto Gilberto mi mette a pecorina con la testa che si ritrova appoggiato alla sua scrivania e seni che penzolano all’ingiù. Gilberto inizia a leccarmi l’ano, me lo fa umidire bene e lo apre piano con le mani di tanto in tanto, allungando anche la profondità con la quale la sua lingua entra dentro le pertugi del mio ano. Oh mio Dio, confesso che nessuno era stato mai tanto bravo e nonostante non amassi il sesso anale, mi ritrovai a sentire un piacere insolito e inaspettato. Gilberto inizio ad infilarmi un dito nel nell’ano e quando constatò che questo si era sufficientemente allargato ci infilò qualcosa tipo un pennarello da ufficio o cose simili. D’un tratto anche la mia figa venne penetrata, mentre io persistevo a pecorina con l’ano penetrato da un oggetto ancora non identificato. Ci vollero solo pochi secondo perché io ebbi un caldissimo ed intenso orgasmo, che si ripeté qualche minuto dopo quando Gilberto mi venne sulla schiena.

Questa è stata la mia prima volta da schiava. E’ stata un’esperienza fantastica, che mi ha fatto scoprire le mie fantasie nascoste a la mia natura da donna sottomessa. A oggi, mi continuo a vedere con Gilberto, con il quale sta nascendo un rapporto serio che va al di là del sesso, ma nel quale lei mi stuzzica continuamente con il suo fare da padrone, che mi provoca sempre e comunque una sensazione di benessere e di piacere. Piacere al quale oggi non potrei mai rinunciare.

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