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La felicità bussa alla porta

Avevamo acquistato un ampio appartamento a Milano, a pochi passi dal centro, poco tempo prima del boom del mercato immobiliare e quando Alessia andò via il vero affare fu restituirle la sua parte ancora al prezzo d’acquisto.

Ciononostante avevo bisogno di riprendere fiato da quello sforzo economico e decisi di afittare la stanza che avevamo adibito ad ufficio per qualche tempo. Avevo intenzione di selezionare accuratamente la persona che sarebbe di fatto venuta a vivere nella mia casa in modo da avere meno disagi possibili e dopo una decina di contatti ebbi la telefonata di Giulia che chiese di poterla visitare; venne con una sua amica la sera stessa e ne rimase entusiasta, fu forse l’unica che non obiettò sul prezzo che chiedevo e le condizioni che oltre al deposito cauzionale prevedevano il pagamento anticipato del fitto per trimestri. Ciò che mi convinse a concederle la stanza furono i suoi orari, mi disse che lavorava in un locale notturno e praticamente ci saremmo incrociati poco nell’appartamento, l’unica cosa che mi fece tentennare prima di darle la disponibilità dell’uso fu l’idea di avere di nuovo una presenza femminile in casa dopo 6 anni di convivenza con Alessia, una presenza che non passava inosservata dall’alto del suo 1,75, ben messa ai fianchi e con un seno poderosamente proporzionato al corpo, i suoi lineamenti leggermente marcati e le labbra carnose ma soprattutto quegli occhi azzurri sotto quei capelli neri stirati. Ma le donne mi avevano troppo deluso e la cosa non mi faceva paura, Giulia venne ad abitare in casa pochi giorni dopo, non avevamo ancora firmato il contratto perchè era in attesa di perfezionare il suo cambio di residenza ed avere la nuova carta d’identità ma nel frattempo aveva regolarmente pagato quanto richiesto. Come previsto ci incrociavamo poco, avemmo modo di parlare un po’ di più il primo fine settimana con una discreta ma reciproca curiosità, scoprii che come i miei genitori ella era originaria della Campania, aveva un diploma di laurea, era una persona intelligente ma soprattutto sensibile e me ne accorsi quando le raccontai della mia storia fallita e di ciò che amaramente pensavo delle donne visto che la mia mi aveva tradito, conseguenza di un rapporto banale ed ordinario.

Avevo tanta voglia e forse bisogno di parlare e lei di ascoltare la mia storia per cui decidemmo di pranzare insieme il sabato successivo per poi riprendere, in salotto, quel discorso che scivolò sui dettagli intimi del mio rapporto con Alessia di come nell’ultimo anno e mezzo che siamo stati insieme non l’avessi neanche sfiorata e nemmeno desiderato altre donne. Mi fece sorridere quando in più di un’occasione con aria seria interruppe il mio racconto chiedendomi se fossi stato mai attratto dagli uomini, “che cosa buffa” pensai, “ma che domande mi fa…..”, ma forse era il mio orgoglio che mi portava a pensare ciò….

Mi accorsi piano piano che nulla oltre questo era banale nelle sue parole, a volte anticipava ciò che pensavo e riusciva a farmi dire tutto perchè era bellissimo farlo mentre i suoi occhi mi guardavano, il suo sorriso, quella lingua che batteva tra i denti e quei seni disinvoltamente senza reggiseno sotto il maglione azzurro a collo alto gli sobbalzavano quando rideva di qualche battuta……mi stavo innamorando ed ancora non volevo ammetterlo ma ero attratto….attratto da una forza invisibile che di lì a poco mi avrebbe portato a fare un passo decisivo nel quale l’istinto superò la ragione…..

Era tardo pomeriggio, si avvicinava l’ora in cui sarebbe dovuta andare a lavorare quando le chiesi di raccontarmi anche un po’ di lei, ma improvvisamente diventò seria ed alzandosi di fronte, e guardandomi inclinando leggermente la testa raccogliendosi i capelli su un lato della nuca, con parole armonicamente legate al suo essere mi disse:
“Forse siamo arrivati troppo presto all’ora della verità, ma è un bene per tutti e due e se tra un’ora sarò fuori da quella porta con le mie valigie sarà perchè non hai voluto ciò che ora ti nascondo: quello di cui hai bisogno come io ne ho di te ed ora di te non voglio fare a meno……..”
Parole che mi entrarono nel sangue ed avevano fatto di me una sua creatura che nell’orchestra dei sensi cercavano l’unica strada possibile che si era creata, feci per alzarmi ma lei decisa mi frenò con una mano sulla spalla…..non capivo ma continuò a fissarmi per poi sollevarsi il maglione lasciando sopra i miei occhi due splendidi seni, tondi, robusti….con i capezzoli duri simili a corolle che mi lasciò sfiorare facendomi provare sensazioni dimenticate, un leggero sorriso, una mano nei miei capelli e poi disse:
“E l’ora della verità….tutto di te…..tutto di me……”

Sbottonò i suoi jeans stretti e con un colpo li tirò giù, insieme al perizoma di pizzo bianco il cui colore ebbi il minimo tempo di intravedere liberando un cazzo che diventava grosso a vista d’occhio come il mio che sentivo pulsare con prepotenza nei mie pantaloni…..era quello che volevo e non sapevo……
“Tutto di me…..” ripetè guardandomi estasiato quasi a volere una conferma….
“Si…tutto di te……” risposi e chiudendo dietro di me la porta di tanti anni grigi riaprìi alla mia nuova esistenza avvicinando le mie labbra a quel membro glabro e possente che baciai lentamente per sentire tutte le sensazioni di una prima volta irripetibile, schiudendo le mie labbra su quella calda ed umida cappella assaporando con la punta della mia lingua i primi timidi umori dell’occhiolino del glande, sentii le sue dita scivolare sulle mie orecchie ed accarezzarle mentre facevo spazio nella mia bocca a quella verga vibrante con un ritmo via via più dolce accompagnato dalle sue mani mentre le mie accarezzavano le sue gambe dure, non avevo voglia di staccarmi da quella mazza, porta d’ingresso di quel corpo che avrei voluto succhiare fino al midollo. Fu lei a rialzarmi su e dopo essersi staccata per un attimo, l’unico tempo in cui potevamo resistere divisi quella sera, le nostre labbra si avvicinarono e si unirono in un bacio in cui la mia lingua le restituì i sapori del desiderio; mi sbottonò la camicia e poi il pantalone, ricademmo sul divano e quel bacio durò minuti mentre le nostre mani scivolarono sicure che ogni poro della pelle dell’altro fosse libero per unirsi…..

“Ora è il mio turno….ma non voglio lasciarti senza…..” mi disse stendendomi sul divano e chinandosi sul mio cazzo, duro come non mai, inizio a scivolare con maestria fino alle palle, sentivo i suoi capelli sulle mie cosce ed a volte la punta del suo naso solleticarmi lo scroto ed ad ogni risalita quella lingua vellutata che avvolgeva e lubrificava l’asta, scavalcando il mio ventre aveva fatto in modo di rendermi spettatore attivo…..non mi aveva lasciato senza…..e l’occasione non fu persa anche se più scomodo afferrai quell’ uccello tra le mie labbra dandole modo di prendere le misure e dare un ritmo alla sua olimpionica sbocchinata mentre me lo infilava in bocca, andavamo forte troppo e bisognava trovare il momento in cui dare il giusto premio a quella voluttà inarrestabile. Così fu, lei gestendo i suoi colpi e sentendo i miei gemiti arrivare riuscì a fare in modo che godemmo insieme…..non vi dico…..avrei volentieri ingoiato tutto come fece lei ma desideravo per quella mia prima volta vedere la sua sborra schizzarmi in faccia, incontrai un po’ di resistenza nel sollevare il suo bacino dal mio viso e fu forse l’unica cosa che non le piacque quella sera, giusto in tempo per vedere quel cannone sparare il suo piacere mentre la mia mano segava ad irrorare quella calda crema e lei ingoiava la mia…..
“Non si fa…..” Mi ammonì biascicando….”…tieni ora te ne dò un po’ della tua così impari….” e mi baciò decisa pastrugnando la sua lingua ancora piena della mia sborra che accolsi con piacere come tutto il piacere di quella meravigliosa sera……

Ci riposammo un po’ in camera da letto e continuammo a parlare di noi, teneramente abbracciati dopo che ella aveva telefonato che non sarebbe andata a lavorare per un’indisposizione. Lentamente, naturalmente, riprendemmo a baciarci ed ora la strada portava lì, senza scampo ma con tanta tanta voglia la mia lingua percorreva tutto il suo corpo, quando era su quei seni sembrava fare il giro del mondo e quelle cosce e quei polpacci, statuari, sodi ma di una pelle morbida che volevo baciare in ogni punto e che desideravo in ogni punto. Mentre risalivo dalle gambe sentii che lentamente si divaricavano indicandomi la strada del più dolce precipizio di quel corpo, scivolai a leccare quel buchetto come un cagnolino affettuoso con la sua padrona sentendolo a volte morbido a volte irrigidirsi con profumi che in quel punto è inimmaginabile sentire ma che il piacere trasforma in modo magico….
“Ora…lo voglio ora….ti voglio dentro…ora…ti prego…..”

Improvvisamente da quel suo rilassamento interrotto dalle contrazioni delle sue labbra anali si destò ristendendosi sulla schiena ed allargando le gambe mentre il suo cazzo svettava ancora ritto; provai ad entrare ma feci un po’ fatica e lei mi suggerì di andare a cercare un piccolo aiutino. Andai in cucina e non trovai di meglio che prendere un barattolo di marmellata ai lamponi che quando portai in stanza ci fece ridere a crepapelle perdendo un po’ di quell’eccitazione che ci stava travolgendo. Eccitazione che ritornò prepotente quando di quella marmellata gliene versai un po’ sulla punta del naso e sul viso a mò di baffi e mentre lei cercava di recuperarne con la punta della lingua gliene infilai un po’ in culo prima con una poi con due dita ed infine sulla punta del suo cazzo…..poi le dissi avvicinandomi con la mia verga in tiro alle sue chiappe pronte ad accogliermi dentro di lei:
“Dolcissima…è così che ti voglio….sempre….”
Per la prima volta pronunciò il mio nome leccandosi una delle dita sporche di marmellata e passando improvvisamente dal sorriso ad un espressione seria, quasi severa, per la prima volta mi disse anche:
“Ti amo”

Puntai diritto a quel buco ascoltando quelle parole che quel giorno avevano per me, per la prima volta nella mia vita un vero significato. Entrai piano e la marmellata mi aiutò meno di quanto mi aspettassi ma poi fu un’estasi, le tenevo le gambe e la penetravo prima dolcemente poi con ritmo più intenso e non mi accorsi che ad un certo punto forse lei voleva che mi fermassi ma poi la vidi mordersi il pugno e gemere di gioia pazza mentre il suo cazzo come il ciondolo di una campana suonava per quella festa. Quando stavo per godere lo tirai fuori sborrandole sulla pancia dove il suo membro giaceva a riposo e confondendo la mia crema con la sua schizzata poco prima.
Crollammo sul letto stanchi ma non sfiniti, dormimmo qualche ora, ognuno dei due fece una doccia, era da poco passata mezzanotte ma sembrava una notte infinita.
Rovistammo nel frigo e preparammo un piccolo vassoio con salmone affumicato, asparagi bianchi e due uova sode ciascuno e maionese, tornammo in salotto, io con l’accappatoio e lei con il pareo, guardammo un film di Totò ridendo ed abbracciati ci addormentammo.

Mi risvegliò con un bacio sulla fronte, era quasi l’alba, prendendoci per mano ci accompagnammo in camera da letto, con un colpo lei mi tolse l’accappatoio e nel voltarmi nella penombra la vidi nuda e bellissima coi capelli attaccati dietro ed il vasetto di marmellata in una mano nel quale aveva già intinto un dito che leccava maliziosamente.
“Non è ancora finita questa lunga notte?” le chiesi sospettoso
“No…la prima notte deve essere completa per essere tale e se ben ricordo hai detto : Tutto di te”
Me lo aspettavo ma a quel punto non mi sembrava vero….non avevo osato chiederglielo prima…..
“Però sai cosa ti dico…” aggiunse con aria furbetta ”…questa qui non serve…almeno stavolta. Stavolta si fa come voglio io….e dove voglio io”

Lì compresi che ero nelle sue mani, completamente dominato, ma il piacere grandissimo di quel rapporto era proprio quell’intesa che quella notte stava nascendo.
Andammo in cucina, mi fece stendere sul tavolo e carezzandosi i seni coi capelli davanti agli occhi mi diceva:
“Ti piace Giulia…? Vedi quanto è troia la tua Giulia….? Tu vuoi tutto di Giulia vero…?”
Quelle smorfie recitate mi fecero di un colpo eccitare che il mio cazzo diventò un bastone di marmo, stavo per menarmelo, mi venne naturale ma lei con uno schiaffetto sulla mia mano che si avvicinava mi fermò e disse:
“Fermo, ci penso io…” ed inizio a segarmelo guardandomi e dicendo:
“Ti piacerebbe essere inculato dalla tua Giulia…vero…? Essere inculato dalla tua maialona….?”
“Siiiiiiiii….presto…..ora…….siiiiiii…” Gridai….
Avrei voluto sborrare quando mi penetrava invece lei insistette col mio cazzo in mano sempre più velocemente. Non avevo capito cosa le fosse venuto in mente, sborrai un po’ a malincuore e nello stordimento di quella terza volta la sentii dire:
“Ora si fa come dico io: niente marmellata, quella ci serve domani per rimetterci in forze: qui si usa lubrificante naturale.”
Raccolse un po’ di sborra che era sul mio ventre e se la spalmò sulla punta del suo cazzo di nuovo duro e bello, mi fece arrivare sul bordo della tavola facendo glissare le gocce di sborra che avevo ancora addosso lungo le palle fino al buco del culo infilandomi prima il suo medio poi l’indice.
Poi cantando una vecchia canzone napoletana mi penetrò dolcemente; si, dolcemente, perchè fu così bello che pur essendo la mia prima volta non sentìi dolore, vedevo le sue tette pesanti ballare mentre cantava quasi divertita mentre come uno stantuffo mi entrava dentro e sempre più dentro….

Capii da una leggera smorfia e dagli occhi che si socchiusero che stava per venire ed avvertii in tempo che voleva uscire, ma con uno sforzo addominale che contrasse anche l’ano la afferrai per le chiappe e la tenni dentro e mentre mugugnava di piacere e sorpresa da quel mio gesto improvviso le dissi:
“Stavolta decido io….e te lo dovevo…non ricordi…?”
Sorrise sfilandosi sfinita, ci baciammo teneramente andando a letto mentre la città si svegliava per una pigra domenica d’inverno per noi era l’inizio della felicità.

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