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confessione di Amelia

La confessione di Amelia

“Ebbene si, l’ho fatto”, ammise Amelia con lo sguardo rivolto al pavimento…
“Avevo appena finito di lavorare e mi stavo dirigendo a casa. Ovviamente a piedi come al solito. Ad un certo punto mi sono sentita afferrare una spalla e mi sono spaventata. Era Rosa”.

“Ah si? E quindi?”, chiese la donna che la interrogava.

“E quindi niente, mi sono girata e le ho detto di lasciarmi perdere, che non avevo niente da dirle e volevo solamente tornarmene a casa perché ero stanca”, disse con la voce rotta dal pianto.

“Continua”, la invitò l’altra.

“Allora”, riprese Amelia, “appena le ho detto che non volevo più avere a che fare con lei mi ha dato uno schiaffo. Appena ho sentito la mia guancia surriscaldarsi per effetto del suo ceffone ho sentito anche un’altra cosa”.

“Sarebbe?”, chiese la donna indagatrice con un sorriso a metà tra il sadico e il dolce.

“Ho sentito un pizzicorino allo stomaco… e a quel punto ero perduta. Cioè intendo dire che mi stavo eccitando”, continuò sentendosi un po’ in imbarazzo.

“Bene”, fu tutto ciò che aggiunse l’indagatrice.

“A quel punto”, riprese Amelia, “quando lei si è avvicinata per baciarmi non ho resistito. È stato un bacio violento, mi ha sconvolta… piacevolmente intendo. Subito dopo mi ha afferrata per un polso. Sentendo la sua mano farmi male intorno al polso… ho iniziato ad ansimare. Ormai ero troppo eccitata, volevo a tutti i costi che mi portasse a casa sua, ma non osavo chiederglielo”.

“E lei che ha fatto quindi?”, chiese incuriosita l’ascoltatrice.

“Mi ha trascinata per il polso fino a casa sua, che era lì vicino. Non ha mai detto una parola. Una volta in casa mi ha sbattuta sul divano e mi ha dato un altro schiaffo. A quel punto ero sua, la mia volontà era praticamente inesistente”.

“Come al solito”, rispose l’interlocutrice con un velo di amarezza.

“Mi spiace”, sussurrò Amelia, “comunque è andata così. Oramai mi era addosso e io speravo soltanto che mi strappasse i vestiti, cosa che ovviamente lei ha fatto di lì a poco. E senza vestiti ha iniziato a strapazzarmi su quel divano freddo e spoglio. Era violenta, ma a me non bastava, volevo facesse di più”.

“Amelia”, si intromise l’indagatrice, “com’è possibile tutto questo? Pensavo fosse cambiato qualcosa ormai”.

“Certo, lo pensavo anch’io, purtroppo però ormai è andata così. Volevo che continuasse a schiaffeggiarmi, a un certo punto le ho persino chiesto di darmi un pugno”.

“E lei che ha fatto?”, chiese l’altra…

“Lei me l’ha dato, sembrava proprio disposta a soddisfarmi in tutto e per tutto, non ha avuto alcuna difficoltà a darmi un pugno. Comunque è andata così. Io ero nuda sul divano e lei mi rigirava tra le sue mani. A un certo punto… mi ha messo le mani sui seni e li ha stretti, poi mi ha infilato due dita…”, si interruppe.

“Non si preoccupi Amelia, non deve dirmi proprio tutto.

“Forse sarebbe meglio”, dissentì Amelia, “mi ha infilato due dita nella vagina in modo molto violento. Ho provato dolore e volevo continuare a provarlo. So che non avrei dovuto, ma quel misto di piacere e dolore mi faceva impazzire… beh lo sa anche lei”.

“Si, lo so”, ammise l’interlocutrice.

“In ogni caso”, continuò Amelia, “mi ha penetrata con le dita velocemente e crudelmente. E io godevo. Per un attimo ho anche pensato a lei”, disse con la voce che si spezzava una seconda volta.

“Non capisco, a lei… intende Rosa?”.

“No, intendevo lei”, rispose indicando l’interlocutrice, “nel senso che pensavo ai nostri discorsi e ai suoi consigli”.

“Giusto, quindi com’è andata a finire la cosa?”, volle sapere l’altra.

“Che mi sono sentita travolgere dal piacere, ormai non esisteva più il dolore, anzi… anche il dolore era piacere, il piacere nel vedere Rosa trattarmi in quel modo, così violento, autoritario. Mi vengono ancora i brividi a pensarci. Dottoressa, che devo fare, questa volta mi è andata bene, ma quella prima mi sono dovuta tenere i lividi per due mesi?”.

“Eh, continueremo a lavorarci, non si preoccupi. È comunque importante che lei riesca ad essere così sincera come stavolta, vedrà che alla prossima occasione andrà già meglio”, spiegò la donna impassibile.

“Sa, a me piace farmi trattare così”, si lamentò Amelia.

L’altra alzò lo sguardo su di lei e con un sorriso malizioso disse “beh, non pensi di essere l’unica”.

 

Racconto cortesia di: I racconti erotici lesbo di Ladylu

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