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Il pranzo è servito… dalla cameriera

Tenete a mente questo numero: 209. Ricorrerà molto spesso durante il racconto e sarà elemento di fondamentale importanza.

Mi chiamo Lucia e sono un’agente di viaggio… sempre in viaggio! Oggi vi racconterò questa storia piccante… tutta da leggere!

Un racconto davvero eccitante riguardo un’esperienza più unica che rara. Nonostante io sia una donna e molti mi dicono che il mio sia un lavoro prettamente maschile, non nego di divertirmi molto nel farlo. Fare l’agente di viaggi è un po’ come entrare a contatto con la parte più libera ed intima dei tuoi clienti: le vacanze. Perchè non accettare anche viaggi in compagnia di sconosciuti? Questo mi è capitato poche volte, ma quelle volte che è successo, vi assicuro di non essermene pentita!

La storia che sto per raccontarvi oggi, ha invece a che fare con uno dei miei tanti spostamenti in totale solitudine. La compagnia che preferisco per viaggiare: la mia. Direzione? Messico. Dovevo trovarmi lì per accordarmi con alcune strutture per dei pacchetti vacanza per il successivo inverno. Il periodo da me scelto era invece un caldo e torrido settembre. Era la mia prima volta in Messico e nonostante io ci fossi dovuta andare per lavoro, mi aspettavano comunque dei momenti ritagliati solo per me. Avrei scoperto luoghi inesplorati e tutto sarebbe stato molto eccitante. Le mie amiche mi stavano invidiando, mia madre era in leggera apprensione ma io.. io ero super emozionata! La reale bellezza del mio lavoro, in fin dei conti è proprio questa: viaggiare e scoprire il mondo.. e scoprire culture.. e sperimentare nuove cose!
Il Messico per me, rappresentò proprio questo: nuove esperienze. Sessualmente parlando, non avendo un compagno stabile, ma girando di fiore in fiore, il sesso in quel periodo per me, non rappresentava una mancanza.

Avendo superato da poco (pochissimo) i trenta, la mia sessualità rimaneva libera di esprimersi al meglio ogni qualvolta io lo avessi desiderato. Nulla di meccanico e deciso, ma solo un turbinio di piaceri momentanei. A chi avrei dovuto dar conto? A nessuno. Se non al mio pudore ed alla mia dignità. Dignità che era abbondantemente andata a farsi benedire con la fine della mia ultima storia d’amore.

Esperienze convenzionali le mie.. nulla di trascendentale. Almeno fino a prima del viaggio in Messico. Saluti e baci e dopo convenevoli e raccomandazioni, inizia così la mia esperienza in Messico. Affrontato il caldo, la stanchezza, il jet leg, il fuso orario e tutto il resto.. arrivai finalmente nella camera 209. 

Un villaggio da sogno, ma io lì dovevo lavorare! “Basta sognare Lucia, sei qui per firmare accordi!”.

Continuavo a ripetere alle altre mille me. Ad accogliermi per accompagnarmi nella mia suite, un uomo sulla 60ina, cordiale e non indiscreto.

Avrei avuto così tutta la serata appena iniziata e la nottata per riprendere le forze ed affrontare il primo giorno messicano. La mattina seguente, scesi fresca e riposata per la colazione. Un paesaggio da sogno. Un’intera sala allestita per gli ospiti del villaggio con alle spalle un panorama mozzafiato. Come si fa a non iniziare con il piede giusto una giornata così?

Una schiera di camerieri e cameriere pronti a soddisfare le esigenze dei clienti. Ogni esigenza dei clienti..

I giorni successivi, trascorsero con serenità. Dopo aver firmato gli accordi, inoltrato le mail in Italia, al mio ufficio, arrivò il momento di pensare un po’ a me. Quel giorno che mai dimenticherò, scelsi di trascorrere la mattinata in piscina, tra i deboli raggi di un sole velato dalle nuvole e l’acqua tiepida di un’idromassaggio consolatorio. Rientrata in camera, verso l’ora di pranzo, il mio stomaco chiese pietà dopo tanta fatica.

Decisi così di ordinare un pranzo in camera, mentre mi rilassavo facendo un bagno caldo. Dopo circa 40 minuti, mentre ero intenta ad asciugare la mia folta e crespa chioma bionda, ancora avvolta nell’asciugamano, qualcuno mi stava facendo presente che il mio pranzo fosse lì, proprio al di là della porta in ciliegio chiaro.

Velocemente andai ad aprire, per ritirare goffamente il mio fantastico pranzetto. Lasciai la porta appena aperta per permettere al cameriere di lasciare il vassoio sul tavolo della mia stanza. La 209. Oltre la porta di ciliegio chiaro, si celava una ragazza, in abiti da lavoro, di una bellezza disarmante. Avrà avuto più o meno la metà e due occhi color del ghiaccio che facevano da contrasto con la carnagione scura della sua pelle. Parlava bene l’italiano, l’ho capito subito non appena mi ha detto: “Metto tutto qui?”.

Io rimasi qualche istante a bocca aperta, sconcertata dalla bellezza di quella cameriera e dal suo modo di fare che con quella divisa, aumentavano il fascino dei suoi gesti. Un’esplosione di sensualità concentrata in una ragazza dalla statura minuta che era intenta a svolgere il proprio lavoro.

Avrei potuto lasciarla andare così? No, per nulla al mondo. Il villaggio, dava lavoro a tantissime persone che ogni giorno avevano ruoli diverse in diverse zone della struttura. Avrei potuto non incontrarla mai più, vero? La risposta era ‘sì’.

Questo, non avrei potuto permetterlo. Attaccai così bottone senza saper neanch’io di cosa stessimo iniziando a discutere, ad ogni modo, ci ritrovammo a bere prosecco sedute sul terrazzo della camera 209. Mirta, questo il suo nome, mi aveva confidato di aver già finito il suo turno di lavoro per quel giorno, così accettò di buon grado, di condividere il pranzo con me.

Parlammo tanto, per tutta la durata del pranzo ed oltre. Oltre fino al momento in cui ci ritrovammo distese sull’enorme letto di quella suite. Iniziammo con naturalezza ad esplorare i nostri copri, già precedentemente divorati con gli occhi durante la chiacchierata.

Mi confidò che fosse la sua prima volta ed io le confidai la stessa cosa. Cosa stavamo facendo dunque? Le risposte, sarebbero arrivate successivamente.

I nostri corpi, sempre più aggrovigliati, si mischiarono al punto tale che non si comprendeva più dove finisse lei ed iniziassi io. Le lingue intrecciate come due corde, si separavano solo per accarezzare altri punti inesplorati pelle. Le mani.. mio Dio quelle mani! Sembravano le mani esperte di un uomo, con la delicatezza che solo una donna può avere. Non le scorderò mai.

Ci ritrovammo così ad avere un rapporto saffico, sensuale, estenuante, stimolante. Posizioni mai provate.. emozioni mai vissute! La lingua di Mirta che si prende cura del mio clitoride, i suoi polpastrelli che amabilmente sfiorano ogni zona del mio corpo, facendola diventare erogena. La sua pelle.. dal sapor di pesca. I suoi occhi, sgranati che fissavano i miei.

Per il resto del mio soggiorno Messicano, io e Mirta, facemmo lunghe passeggiate immerse nel verde, ci confrontammo e fu un ottima guida di luoghi inesplorati e sconosciuti per me.. in tutti i sensi!

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