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Ammanettato al piacere

Ammanettato al piacere

Era uno dei soliti pomeriggi grigi e affannati; si affacciavano alle porte le vacanze natalizie è le cose da fare erano ancora troppe.

Federico,un ragazzo alto e moro, era finalmente in vacanza e decise di passare quel suo primo pomeriggio in un grande centro commerciale, per cercare di acquistare qualche regalo.
Il centro era pieno e molto caldo; Federico sentiva la sua pelle trasudare stanchezza e voglia di riposarsi un po’.

Era rimasto single da poco, uscito da una storia che in cui ancora credeva fortemente.
Parcheggiata la macchina nel multipiano, decise di prendere l’ascensore, poiché le scale erano troppo stancanti per lui.

L’ascensore era stranamente vuoto, Federico ne approfitto per salirci al volo.
Al piano successivo accadde qualcosa di insperato: una bellissima fanciulla, alta e mora, entrò nell’ascensore e fece chiudere dietro di se la porta.

Federico si sentì stranamente attraversato da un brivido che gli attraversò tutto il corpo, ma fece finta di niente per via della sue enorme timidezza.
La ragazza indossava un abito a tubo bianco che mostrava un prosperoso seno e delle gambe slanciate; giocava con le mani e mostrava a Federico il suo splendido lato b.
Lui avrebbe voluto far qualcosa, ma nulla accadde.
La ragazza, con gesto delicato, accarezzò il tasto “stop”, e l’ascensore si bloccò.
Federico non capiva, cominciò a tremare.

Lei si voltò e gli disse: “Sento che sei timido, ma io amo conquistarmi le cose!”.
Prese Federico dolcemente, gli legò le mani con delle manette, e lo appoggiò alla parete dell’ascensore e incominciò ad accarezzargli tutto il corpo con entrambe le mani.
Lui era posseduto e gli piaceva molto.
La bionda gli tocco il culo, lo pizzicò, ed attraversando la schiena arrivò fino al collo.
Lo baciò con forza, lo voleva, lo voleva profondamente.
Gli sbottonò i pantaloni e gli accarezzò il pene già eretto, poi si tolse il tubino e rimase con un perizoma nero, senza reggiseno.
Federico stavo scoppiando, ma non poteva muoversi.

La ragazza si chinò e dopo aver scappellato il pene cominciò a leccargli la cappella, poi scese sull’asta ed arrivo alla scroto.
Federico ansimava dal piacere.
Lei lo spogliò completamente, e incominciò a leccargli i capezzoli mentre con una mano lo masturbava.
Dopo di che si mise a pecorina e si fece penetrare la figa già bagnata.
Godettero entrambi e Federico si beò della sua passività.
Lei gridava, e lo possedeva.
Lui ansimava ed era posseduto da questa creatura magica e maliziosa.

Il pene entrava ed usciva dal ventre della donna e lei mai sazia lo prendeva in bocca , fra i seni, leccava la pelle dell’uomo, lo baciava.
Lui era stravolto.
Il battito cardiaco aumentò e venne poderosamente nella bocca della bionda donna, così come un vulcano che erutta.
Il passaggio dello sperma era piacere eterno, che riempivo ogni godimento, quasi fino a morire.
Poi, non sazia, fece chinare Federico e gli disse: “ora me la lecchi tutta! Voglio venire di nuovo!”.

E Federico senza farselo ripetere cominciò la danza, dentro, fuori, sulle cosce e sui capezzoli.
L’attraversava, la possedeva senza possederla, si estasiava del godimento altrui.
La donna venne presto, sazia.

Lo rivesti, accarezzandolo ancora, ma lo lasciò lì ammanettato.
Lo guardò compiaciuta, ma compostissima.
Gli mise in tasca il suo perizoma bagnato.
L’ascensore si riaprì.
Nuova gente entrò, quasi non accorgendosi di nulla.
Ma Federico ancora portava sulla pelle i brivido di quel piacere paradisiaco.
Ne aveva ancora voglia.

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